Polisindeto: cos’è, come riconoscerlo, esempi nelle poesie

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Polisindeto: cos’è, come riconoscerlo, esempi nelle poesie

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Il polisindeto è una figura retorica molto usata in poesia. Il suo effetto è quello di rallentare il ritmo del testo in modo da valorizzare alcune espressioni costringendo il lettore a fare una pausa. Vediamo alcuni esempi dell'uso del polisindeto.

Il polisindeto è una figura retorica caratterizzata dall’uso di molte congiunzioni nella coordinazione delle parole che sono parte di una stessa frase. L’origine del termine polisindeto viene dalla lingua greca antica e significa multicollegato. Vediamo quali sono le parole che vengono definite congiunzioni nella lingua italiana. Per congiunzione, intendiamo in grammatica una parola che congiunge due elementi simili di una frase o due membri di un periodo. Esistono congiunzioni semplici come e, né, o, oppure congiunzioni composte: sebbene, eppure. Esistono anche locuzioni congiuntive se composte da gruppi di parole separate tra loro: dal momento che, anche se.

Il polisindeto è il contrario dell’asindeto che è sempre una congiunzione di proposizioni ma senza l’uso di congiunzioni, utilizzando ad esempio la virgola. L’effetto del polisindeto in un testo è quello di rallentare il ritmo, di dilatare il tempo. L’effetto contrario a quello dell’asindeto che porta invece ad un’accelerazione che rende il testo più incalzante.

Il polisindeto: una figura retorica nella lingua italiana

Le figure retoriche sono degli effetti creati attraverso alcuni artifici linguistici.

Fin dall’antichità, dai tempi dei greci e romani, la retorica aveva definito quali fossero quegli artifici che permettevano, soprattutto in poesia, di realizzare un effetto di deviazione dal linguaggio comune. Uno dei primi a dare questa definizione di figura fu il maestro di retorica romano Marco Fabio Quintilliano.

Esistono numerosissime figure retoriche che sono state catalogate e suddivise a seconda delle caratteristiche. Il polisindeto rientra tra le figure di elocuzione che agiscono sul repertorio delle parole, scegliendo quelle più adatte. Esistono poi, nelle classificazioni tradizionali, le figure di ritmo che modificano gli effetti fonici, le figure di costruzione, di dizione, di significazione e di pensiero.

Tra le figure retoriche più conosciute e più usate abbiamo l’allitterazione, quando vengono usate parole con le stesse sillabe per rafforzare il suono. L’anafora è la ripetizione di una parola all’inizio di una frase o di un verso. L’antitesi quando vengono associate parole dal significato opposto. Il chiasmo quando vengono disposti in modo incrociato i termini di un enunciato nello stesso verso.

L’iperbole è l’esagerazione di un concetto, la metafora un paragone abbreviato, la consonanza, l’eufemismo, l’onomatopea, la similitudine.

L’elenco e la spiegazioni delle più importanti figure retoriche, e di alcune anche non note, è contenuto nel libro “Il parlar figurato. Manuale di figure retoriche” scritto da Bice Mortara Garavelli.

Come riconoscere il polisindeto

Saper riconoscere un polisindeto è molto importante per la conoscenza di un testo e per comprenderne il ritmo. La funzione del polisindeto è, infatti, quella di agire sul rallentamento del ritmo del testo, mettendo in risalto alcune parti e consentendo al lettore di fare una pausa soffermandosi su alcuni passaggi. Abbiamo già detto che il polisindeto significa la coordinazione delle parole di una proposizione o delle proposizioni di un periodo facendo largo uso di congiunzioni. Ma cosa significa questo e come si riconosce?

Esempi di uso di polisindeto nelle poesie

Un esempio di uso di polisindeto molto utile per capirne il funzionamento è la poesia “L’infinito” di Giacomo Leopardi, conosciuta da tutti perché studiata in tutte le scuole.

Leggendo un estratto della poesia possiamo trovare la ripetizione dell’uso della congiunzione “e” al posto della virgola, in modo da rallentare il ritmo e dare più forza ad alcune immagini che vengono evocate. Vediamo l’estratto: io quello/ infinito silenzio a questa voce/ vo comprando: e mi sovvien l’eterno,/ e le morte stagioni, e la presente/ e viva, e il suon di lei. Nelle poesie passate l’uso del polisindeto era molto frequente.

Un esempio di polisindeto molto famoso è quello del sonetto di Petrarca “Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno”. Lo troviamo in questo passo: Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese e l’anno e la stagione e ‘l tempo e l’ora e ‘l punto e ‘l bel paese e ‘l loco o v’io fui giunto da’ duo begli occhi che legato m’hanno. Anche qui notiamo come la ripetizione della congiunzione “e” realizzi l’effetto di rallentamento ricercato dalla figura utilizzata.

Un altro esempio che può aiutare a comprendere l’uso e la funzione del polisindeto è “il cantico delle creature” di San Francesco: “Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo”. Si nota come l’uso ripetuto della congiunzione “et” serve a rafforzare le lodi al Signore che vengono espresse.

L’uso del polisindeto nella prosa è meno frequente rispetto alla poesia ma può essere utilizzato per determinate funzioni.

Se l’obiettivo vuole essere quello di dare risalto ad alcune frasi si può intervallarle dalla congiunzione “e” che mostra l’impazienza del soggetto che parla provocando un maggior coinvolgimento del lettore. Le figure retoriche, in genere, si pensa che siano un’esclusiva del linguaggio poetico. In realtà, nel nostro parlare quotidiano, facciamo spesso uso di figure retoriche, a volte inconsapevolmente, altre volte per dei precisi effetti che vogliamo realizzare nei nostri ascoltatori. Questo vale anche per il polisindeto che è una figura retorica molto semplice da usare che può essere usata nei testi in prosa come nelle conversazioni che abbiamo ogni giorno.

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