Daesh, da Raqqa alla Libia e da Sirte all’attacco di Roma COMMENTA  

Daesh, da Raqqa alla Libia e da Sirte all’attacco di Roma COMMENTA  

Che gli attentati di Parigi potessero innescare una catena di conseguenze era cosa prevedibile, ma che fra i possibili sviluppi potesse esserci un sostanziale avvicinamento del quartier generale dello Stato Islamico all’Europa non era stato contemplato che da pochissimi analisti.

Ai fatti di venerdì 13 novembre, la comunità internazionale ha risposto proseguendo con la balbuzie già palesatasi in precedenza.

La Russia di Vladimir Putin ha proseguito con la sua azione solitaria (salvo rare eccezioni), finendo con lo scontrarsi in modo troppo diretto e violento con la Turchia, che, almeno sulla carta, dovrebbe esserle alleata.

In realtà non è così, perché il fronte anti Isis è tante cose, ma di certo non è compatto, bensì diviso anche al suo interno nella fazione favorevole all’ex presidente Bashar Al Assad e in quella a quest’ultimo sfavorevole.

La Francia, per doverosa reazione, ha iniziato a bombardare in modo costante le roccaforti di Daesh, in particolare la presunta capitale Raqqa, mentre i caccia USA e, ancora una volta, quelli russi – anzi, soprattutto questi – si sono concentrati sull’area dei pozzi petroliferi e sulle autocisterne che da lì partono per rivendere l’oro nero al resto del mondo e alimentare l’economia del Califfato.

I colpi inferti ai miliziani potrebbero però spingerli a una riorganizzazione tale da spostare il loro baricentro dal Medio Oriente al nord Africa, dove hanno, nel corso di quest’anno, conquistato due importanti roccaforti: la prima è una porzione del Sinai, in Egitto, la seconda è invece in Libia, in corrispondenza del golfo della Sirte.

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Come ciò sia stato possibile che in un paese, come la Libia, sotto i riflettori del mondo e con un delegato ONU (Bernardino Leon) operativo, non è affatto un mistero. Lo aveva anzi ben previsto lo stesso Leon, che se il parlamento di Tobruk e quello di Tripoli non avessero trovato in fretta un accordo, l’effetto sarebbe stato quello di consegnare il paese nelle mani dell’Isis. È molto semplice: le cose sono andate proprio così. A una brevissima distanza dalle coste meridionali europee (nella fattispecie, italiane) c’è un’intera area sotto il controllo di Daesh. Lo è da mesi, tutti hanno sempre riconosciuto che si trattava di un problema, ma nessuno si è mai spinto a ipotizzare di fare qualcosa.

Il fatto è che, a questo punto, i bombardamenti di Raqqa e la consistente azione che le aviazioni russa, americana e francese stanno conducendo in Medio Oriente, potrebbero indurre Abu Bakr Al Baghdadi a rimodellare la propria organizzazione, stabilendo proprio a Sirte il suo nuovo comando operativo. La possibilità è stata confermata dal presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, che ha trasferito le sue preoccupazioni in tal senso a molti leader europei. A Sirte, hanno riferito fonti egiziane, è di recente sbarcato uno dei principali esponenti dello Stato Islamico, il colonnello iracheno Abu Nabil Al Anbari, in compagnia di oltre due mila uomini armati e, nelle ultime settimane, le attività dei miliziani in quella zona si sono intensificate, fra decapitazioni, crocifissioni e distribuzione di pane gratis. Siria, Iraq e, ora, Libia, “perché, impossessandosi delle ex aree natali dei dittatori, Gheddafi come Saddam, l’Isis punta a legittimarsi come erede naturale nell’esercizio del potere”, ha spiegato Aymenn Jawad Al Tamimi, ricercatore arabista di Oxford. “L’Isis vuole impadronirsi della Sirte perché l’intento è attaccare Roma” ha detto invece Ismail Shukry, responsabile dei servizi di intelligence libici. Le possibilità di un attacco diretto – militare – all’Italia e all’Europa sembra poco probabile, almeno in questo momento, ma la massima attenzione è quanto mai necessaria. Per ora, l’azione dei servizi segreti, americani e inglesi soprattutto, si concentra sulla raccolta delle informazioni, in maniera da capire come si stia organizzando, cosa stia facendo e cosa progetti di fare lo Stato Islamico in Libia.

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