Daesh, il nuovo termine dispregiativo per indicare i miliziani del Califfo COMMENTA  

Daesh, il nuovo termine dispregiativo per indicare i miliziani del Califfo COMMENTA  

È un invito ufficiale, rivolto alla stampa di tutto il mondo, ad usare il termine Daesh per indicare l’organizzazione che controlla parte dei territori di quelli che fino a non molti anni fa erano la Siria e l’Iraq.

L’invito è arrivato dai delegati della Nato in occasione di un incontro tenutosi a Firenze la scorsa settimana e l’insistenza mostrata in relazione allo specifico problema della denominazione di quello che finora è stato chiamato, nella maggior parte dei casi, Isis, è stato, un po’ a sorpresa, posto fra quelli più importanti.

“Bisogna usare questa definizione (Daesh, ndr)” ha detto il portavoce italiano Andrea Manciulli, “perché è importante incoraggiare il mondo islamico che vuole combattere insieme a noi questa minaccia”.

I termini più ricorrenti, almeno in Italia, sono stati Isis e Is, ma spesso si è parlato di Stato Islamico, per esteso, di Isil (acronimo che indica lo Stato Islamico dell’Iras e del Levante), di Califfato o Califfato Nero.

Tutti termini che tentavano di aggirare il sostanziale problema di definire, in qualche modo, come stato ciò che la comunità internazionale non intende riconoscere in tale modo.

È fondamentale, in altre parole, riferirsi allo Stato Islamico come ad una organizzazione che ha preso possesso di territori con l’arma della violenza, rovesciando precedenti governi legittimi, seminando il terrore mediante una sistematica negazione dei diritti umani fondamentali.

L'articolo prosegue subito dopo

Daesh è un termine dal significato più ambiguo e sfumato. Da un lato, sta per “al Dawla al Islamiya fi al Iraq wa al Sham”, ovvero “lo Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria che corrisponde al Levante. Dall’altro, richiama i termini arabi “calpestare” e “distruggere”. Daesh, quindi, dietro la formalità del significato letterale, comporta un’accezione negativa che sembra essere mal vista dai miliziani e alla quale tiene in modo particolare il mondo arabo, perché “Daesh” ha detto il delegato giordano Adbel Elah Alkhati, “sta cercando di appropriarsi dell’Islam e di parlare a nome di tutti gli islamici”, mentre i miliziani non sono che “fuorilegge dell’Islam e quindi non devono rappresentare né noi, né la nostra religione”.

Tutti i capi di governo e i rappresentanti politici, dopo gli attentati di Parigi, hanno iniziato a utilizzare il termine Daesh, da Francois Hollande a Barack Obama, agli italiani Paolo Gentiloni e Federica Mogherini. Una parola non dovrebbe fare la differenza, si potrebbe obiettare, ma Pascal rifletteva che “le parole ordinate diversamente danno luogo a un significato diverso, e i significati ordinati diversamente producono effetti diversi”.

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*