Dal 94 al 2011 i partiti hanno incassato 2,3 miliardi: aggirata la volontà del popolo sovrano

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Dal 94 al 2011 i partiti hanno incassato 2,3 miliardi: aggirata la volontà del popolo sovrano

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Sull’onda emotiva dello scandalo di “Tangentopoli”, nell’aprile del 1993 gli italiani, con un Referendum promosso dai Radicali, dissero di no al finanziamento pubblico ai partiti. Per gli amanti dei numero e delle statistiche, il 90,3% dei votanti si disse favorevole all’abrogazione del finanziamento ai partiti. Nel dicembre dello stesso anno, appena otto mesi dopo, la volontà popolare fu aggirate, ingannata, grazie a un artifizio. Del resto non c’era tempo, bisognava fare in fretta, a marzo si sarebbe tornati alle urne. I partiti s’inventano i rimborsi elettorali, forzando il significato stesso della parola rimborso. Nessuna certificazione, nessun controllo. I Radicali, sulla base dell’elenco delle Gazzette ufficiali predisposto dal Parlamento, hanno calcolato che, a partire dal 1994 fino ai giorni nostri, sono finiti nelle casse dei partiti 2,3 miliardi di euro. Probabilmente il dato più interessante da approfondire, non è tanto quanto i partiti hanno incassato dai rimborsi elettorali ma, quanti di questi soldi sono stati spesi per le spese elettorali: appena 580 milioni. C’è un surplus di 1720 milioni di euro. Dove sono quei soldi? Che uso se n’è fatto? Se nel dicembre del 1993, si fosse deciso sul serio per una legge che garantisse ai partiti i rimborsi elettorali, nelle loro casse sarebbero dovuti confluire 580 milioni, null’altro. Per tale ragione, parlare di rimborsi elettorali sa di presa in giro dell’intelligenza del popolo sovrano. Un popolo raggirato, ingannato. Oggi sappiamo che il PD, tanto per citare qualcuno che non vuole mollare l’osso, ha un buco di 43 milioni, per ammissione Antonio Misiani, tesoriere del partito. Il PD dice che il denaro gli serve, anche perché ha molte sezioni dislocate sul territorio e mantenerle costa. Vero, mantenere le sezioni costa ma per definizione, il rimborso elettorale non può essere destinato ai costi derivanti dalle sezioni del partito: affitto, luce, acqua ecc non hanno niente a che fare con i rimborsi elettorali. Nessuno obbliga i partiti ad aprire sempre nuove sezioni. Se un partito può permettersi dieci sezioni, dieci devono essere, non undici e sopratutto non vanno usati i soldi dei rimborsi. La “Santa Trinità” , Bersani, Casini, difende il malloppo : “Sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica nelle mani delle lobby, centri di potere e di interesse particolare”. Gli unici che davvero sembrano essere stati puniti sono gli Italiani, punti per colpe non loro. Puniti per l’incapacità e, nel peggiore dei casi per la furbizia, di chi governa. Non è nostra intenzione salire sul carro dell’anti-politica, tanto a far salire gli elettori sul carro ci pensano i politici stessi. Li spingono su con forza, con calci nel sedere. Siamo in presenza di una dirigenza politica volontariamente sorda e cieca. Va bene il rimborso elettorale ma, che si tratti effettivamente di rimborso e con un tetto massimo di spesa da determinare secondo le attuali capacità economiche del paese. Le esigenze dei partiti devono venire dopo quelle dell’istruzione, della cultura, della sanità, della protezione civile. Ecco, se nel corso degli anni quei 1720 euro di surplus fossero stati destinati al fondo per la protezione civile, oggi non si parlerebbe di aumentare ulteriormente le accise sui carburanti e quindi, chiedere ulteriori sacrifici al paese. Fare i sacrifici, adesso, tocca ai partiti.

Vincenzo Borriello

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