Dalla Russia il veto all’ONU su Srebrenica: non fu genocidio

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Dalla Russia il veto all’ONU su Srebrenica: non fu genocidio

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La ricorrenza dei 20 anni dal massacro di Srebrenica, il prossimo 11 luglio, si avvicina e, come c’era da aspettarsi, iniziano le polemiche.

Srebrenica è il nome della safe area sotto controllo ONU, dove, a partire dall’11 luglio del 1995, in meno di una settimana, le truppe serbe hanno ucciso circa 10000 civili mussulmani bosniaci, seppellendoli in fosse comuni, in presenza di un impotente contingente di caschi blu olandesi. Il ‘circa’ è doveroso, il conteggio delle vittime è ancora in corso, è oggetto di ampia discussione e, soprattutto, di ricerca.

Ricerca dei corpi, perché le milizie, dopo il massacro, hanno riaperto le fosse comuni per creare altre fosse comuni in cui sparpagliare i cadaveri. Del corpo di una delle vittime sono state ritrovate parti in cinque diverse fosse comuni.

La definizione di genocidio sembra ormai accettata, sostenuta dal Tribunale Internazionale dell’Aia: sono state ammesse responsabilità da parte di quasi tutte le parti coinvolte, si è cercato di rendere giustizia alle vittime raccontando la verità.

D’altra parte, ci sono i negazionisti, ci sono ancora gli ultranazionalisti, ci sono i parenti delle vittime che reclamano che si dica davvero tutta la verità, richiamando le responsabilità di alcuni governi occidentali e dell’ONU stessa.

La pacificazione è ancora molto lontana.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha avviato la discussione sulla bozza di risoluzione che dovrebbe sancire la condanna dei fatti di Srebrenica sotto il nome di genocidio. Ma, al momento del voto, oltre ad alcuni astenuti (Cina, Nigeria, Angola e Venezuela), è arrivato il veto da parte della Russia, il cui ambasciatore all’ONU, Vitaly Churkin, ha definito la bozza “non costruttiva, aggressiva e politicamente motivata”

A fare piena luce sulla presa di posizione di Mosca ci ha pensato il presidente serbo. Tomislav Nikolic: “oggi bisognava punire i serbi per il fatto che non si sono piegati a ricatti e ultimatum, che hanno resistito alle pressioni sull’imposizione di sanzioni alla Russia e che rispettano senza compromesso alcuno la verità e la giustizia”, “la Russia ha dimostrato di essere un amico vero e sincero della Serbia”.

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