Dalla Valle insulta Marchionne

Roma

Dalla Valle insulta Marchionne

 

Continua il botta e risposta fra Diego Dalla Valle e Sergio
Marchionne, caratterizzato da insulti che non si addicono a personaggi del loro
spessore-

Della Valle, afferma
che Torino è stata beccata ”con le mani nella marmellata perchè se ne voleva
andare, con gli uffici stampa che lavorano più degli uffici progettazione”. e
che “Se qualcuno viene dall’estero, tipo la Volkswagen, farà belle macchine. La
crisi esiste per chi non ha nulla da vendere”, poi precisa che se continuiamo a
”perdere tempo a sentire dei chiacchieroni che raccontano banalità che possono
essere offensive”

La polemica era cominciata qualche giorno fa , quando l’imprenditore
marchigiano aveva detto , riferendosi al nostro paese, che “non è comodo fare
delle critiche: poi c’è sempre il gruppo dei benpensanti, magari in malafede,
che dicono che non è il modo di fare, ma chiederei agli operai che devono andare
a casa se trovano elegante questo modo di fare”.

Secondo Della Valle
per salvare il made in Italy si trovi “dobbiamo sbrigarci, altrimenti andranno
avanti solo alcune imprese toniche, magari come acquirenti di altri gruppi
stranieri o come prede dall’estero :in un mercato aperto può succedere e
comunque chi è venuto dall’estero sta valorizzando quello che ha comprato”.

Particolarmente astioso il suo commento a seguito dell’incontro
Marchionne/Governo:. “questi improvvisati dicono a noi imprenditori seri che in
un momento di crisi non si fanno investimenti per fare nuovi prodotti, mentre
noi resistiamo solo perché innoviamo”.

Dalla Valle sostiene che si tratti “di
cose di una banalità tale che l’indisponenza nasce dal fatto che si vuole
prendere in giro con argomenti neanche troppo convincenti”, poi prosegue
“qualcuno venerdì scorso in maniera molto elegante con un comunicato stampa ha
detto che non avrebbe rispettato più nulla. Vorrei chiedere a loro se trovano
elegante questo modo di fare” e che se “noi siamo una tipologia di imprenditori
abituati a farcela da soli. Non è che tutte le mattine ci alziamo e andiamo
dallo Stato a chiedere aiuti di sorta”.

Marchionne replica alle accuse in maniera altrettanto decisa
:‘NON ROMPA LE SCATOLE’. “Non parliamo di gente che fa borse, io faccio
vetture. Con quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo, noi non ci
facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole”

Usa toni aspri anche contro la stretta vigilanza dei mercati
finanziari “Tra aprile 2010 e ottobre 2011,Fiat ha ricevuto una raffica di
richieste dalla Consob, 19 lettere in cui si chiedevano i dettagli finanziari e
tecnici su Fabbrica Italia, un vasto piano strategico, nuovo, coraggioso di
lungo periodo che aveva l’obiettivo di aiutare il Paese; Giunti
all’esasperazione abbiamo emesso un comunicato, a ottobre dell’anno scorso,
ritirando Fabbrica Italia e indicando chiaramente che non avremmo mai più usato
quella dicitura nè fornito informazioni sull’entità degli investimenti o sui
tempi”, ha aggiunto.

Parlando poi di bilanci e previsioni afferma che “L’azienda
nel suo complesso non è malata, è sana ed è in ottima forma e rappresenta il
risultato più alto nei 113 anni di storia di una Fiat che includeva la Fiat
Industrial un utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro, un indebitamento
netto industriale tra 5,5 e 6 miliardi, liquidità superiore ai 20 miliardi”.

Per quanto riguarda la polemica sui tagli al personale e relative
conseguenze, tipo la previsione di chiudere altri fabbriche dice ”Smettiamola
di credere ai falsi profeti, i super eroi non esistono”, ha aggiunto rilevando
che invece “esiste il lavoro di tutti i giorni, l’impegno delle persone che non
si rassegnano alla decadenza, l’orgoglio di una nazione che vuole dimostrare di
essere all’altezza della propria storia.

Unici valori reali su cui ripartire e
far ripartire il Paese”.

“Ho cercato costantemente di coinvolgere in questi 8 anni un
partner straniero per la Fiat e non ci sono riuscito e in questo ho fallito“.

Quando qualcuno gli parla della prospettiva di far entrare i
tedeschi nel mercato auto italiano Marchionne replica: “Ben venga la Volkswagen
nel nostro Paese, farò di tutto per facilitare il suo ingresso in Italia. Ma, a
quelli tra voi che sono sul libro paga di Wolfsburg, chiedo gentilmente di
ribadire ai vostri proprietari tedeschi un concetto semplice e chiaro l’Alfa
Romeo non è in vendita”.

Sempre parlando con toni eleganti aggiunge “il fatto di
attaccarsi allo straniero come salvatore dell’Italia è la più grande pirlata
che abbia mai sentito in vita mia. Uno può fare scelte di mercato molto chiare,
può comprare macchine che non sono nostre, ma non cerchiamo di ammirare troppo
gli altri”, mentre conferma di pensare all’impegno “ verso questo Paese come la
più grande impresa privata italiana faremo tutto il possibile per contribuire
alla risoluzione dei temi in agenda”.

Svela a proposito dell’incontro con il governo di sabato 22,
“Il passo in avanti è che i fatti sono condivisi: Fiat ha la disponibilità di
fare quello che vuole e quando vuole.

Non ha bisogno di nessuno, faremo gli
investimenti ma non mi chiedete i tempi”.

Per Marchionne “Il governo deve fare la sua parteper
rimuovere quelle zavorre che stanno ancorando il nostro Paese al passato; dobbiamo
ricordarci che abbiamo davanti un’Italia che è ancora tutta da ricostruire. Non
ci sono ricette segrete se vogliamo lasciare ai nostri figli un futuro che sia
all’altezza delle nostre aspettative di crescita industriale, sociale e civile.
Niente che si chiami volontà, impegno e lavoro. la nostra non è competizione
politica, non siamo a caccia di voti, non organizziamo nè partecipiamo a raduni
elettorali o feste in maschera, non siamo un movimento populista con baci,
abbracci, foto di gruppo da Vasto. Non abbiamo nessuna coalizione di minoranza
a garantirci la poltrona. Ma soprattutto non esprimiamo opinioni su argomenti
che non conosciamo e che non sono di nostra competenza. Siamo soltanto noi nei
mercati”.

Dalla Valle sentenzia ”Marchionne deve dare le risposte non
a Della Valle, ma agli operai che aspettano un posto di lavoro e al governo con
cui la Fiat ha preso degli impegni; ha deciso di abbandonare questo Paese”
“questa volta gli italiani non sono disposti a far finta di nulla”.

Secondo Della Valle,
Marchionne si dovrebbe preoccupare più dei modelli da sfornare che al come far
lavorare i dipendenti: “Le colpe le hanno i manager e la famiglia Agnelli che a
suo tempo ha deciso di abbandonare questo Paese nonostante la crisi che c’è
ora, senza minimamente pensare alle conseguenze per gli operai, i fornitori e i
concessionari”, poi chiosa “ Credo che gli italiani abbiano chiaro in mente il
comportamento che gli Agnelli stanno portando avanti e credo che questa volta
non siano disposti a far finta di nulla”.

”Tra imprenditori ci si misura sulla qualità dei prodotti e
i suoi fanno veramente riflettere su come intende produrre le auto in futuro”.
Marchionne “farebbe meglio a sprecare il suo tempo a far vedere i modelli che
vuole vendere, la mia azienda e altre aziende invece non sono in crisi perché
continuano ad innovare i loro prodotti.

In replica all’affermazione di Marchionne,
secondo cui è meglio non presentare nuovi prodotti in tempi di crisi, Dalla
Valle dice“è un’offesa per tutti gli imprenditori seri e bisogna prendere atto
che sono state dette cose sbagliate e invece di perdere tempo in polemiche
inutili sarebbe il caso di pensare a quali macchine vendere e a come far
lavorare i dipendenti delle aziende, che non hanno nessuna colpa del fatto che
tra un pò si dovranno fermare gli impianti”.

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