Dalle manette a Pulcinella: se Conte fa il Mourinho

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Dalle manette a Pulcinella: se Conte fa il Mourinho

Dopo il grido d’allarme evidentemente caduto nel vuoto di Marotta successivo alla partita contro il Siena, un’accusa pacata ma sostanzialmente “razzista” nella richiesta di protezione per la capolista (seguendo il ragionamento a questo punto andrebbe protetto il Milan?), la Juve manda in campo l’artiglieria pesante. Non possedendola in attacco, dove i conti continuano a non tornare (la squadra non segnava così poco in campionato da dieci anni), ci pensa direttamente un ex incursore di centrocampo. Dal Parma al Parma, è Antonio Conte ad andare all’attacco: qualcuno infatti ricorderà che nella partita d’esordio del campionato l’allenatore stupì tutti accusando pesantemente l’arbitro per un rigore non concesso alla Juve, peraltro vittoriosa per 4-1. Esattamente cinque mesi dopo la musica non è cambiata ma questa volta le proteste sono più veementi perché al Tardini di gol non ne è arrivato neppure uno, per la quarta volta in stagione: un dato che accomuna la Juve al Milan, e spia fedele di un campionato senza un vero padrone e privo di valori assoluti.

Ma il dato che maggiormente interessa a Conte è quello dei rigori: cinque quelli per i rossoneri, appena uno per la Juve.

Nelle parole dell’allenatore bianconero dopo il fischio finale di Parma-Juve c’è di tutto: rabbia vera ma anche dietrologie tipicamente italiane tramite accuse neppure tanto velate di retropensieri legati a Calciopoli. Ed infine allusioni lanciate nell’aria nei confronti di “qualcuno cui basta cadere in area per avere dei rigori”. La frecciata era ovviamente tutta per il Milan. In realtà a Parma Conte ha sbagliato due volte, dentro e fuori dal campo. In primo luogo nella preparazione della partita: dal modulo alla scelta di preferire Matri a Borriello. E se l’ex romanista non è stato schierato per non indurre i difensori ai lanci lunghi, è innegabile che Matri non sia il miglior centravanti d’Italia nella protezione del pallone. Matri è inarrestabile in profondità, peccato che il Parma non l’abbia concessa. E poi come coniugare la ricerca della vittoria su ogni campo, la caccia allo scudetto, con un 3-5-2 buono per difendersi su qualche campo importante ma assai meno utile di fronte a squadra arroccate? Anche quanto all’extra-campo, Conte ha perso una buona occasione: in primo luogo perché se proprio gli arbitri morissero dalla voglia di limitare la Juve fischiare il rigore su Giovinco era un’ottima opportunità, e poi perché nella contabilità tutta italiana dei rigori reclamati pure il Milan non è messo male.

Ricordate il doppio clamoroso penalty negato a Firenze? E Dias che si improvvisa pallavolista non più tardi di quindici giorni fa? Episodi schiaccianti che smontano la tesi che vorrebbe il Milan caro al Palazzo. Una tesi, ed è questo a fare più male, alla quale siamo sicuri che Conte sia il primo a non credere: nel suo show allora c’è molto di mourinhano, di costruito per distogliere l’attenzione dai piccoli grandi problemi di Madama. Dalle manette a Pulcinella il passo è breve, insomma.

A voler essere dietrologi fino in fondo, esercizio poco divertente e che non fa gli interessi di nessuno, sarebbe proprio la Juve la squadra da “proteggere”: perché espressione di una larghissima tifoseria e perché è la grande che da più tempo non si aggiudica il titolo. In realtà la miglior garanzia per un campionato quantomeno al di sopra dei sospetti è che siano tutti a lamentarsi: dalle grandissime alle piccole, tutte hanno avuto i loro torti ed i loro episodi a favore.

Come non ricordare le proteste dell’Inter, vecchie e recenti? E quelle del Napoli? E non tutti hanno reagito allo stesso modo, per fortuna. Per non parlare dei due-rigori-due non concessi al Cagliari nella sua visita al nuovo impianto bianconero? Quel che è certo è che la casistica sta diventando significativa: tra Lecce, Siena e Parma alla Juve mancano quattro rigori. Oggi la classifica avrebbe potuto essere diversa ma lo stesso si potrebbe dire se la squadra avesse trasformato le occasioni da rete create settimanalmente. Forse c’è anche un pizzico di scaramanzia visto che anche nello scorso campionato, quello di B vinto con il Siena, Conte si lasciò andare ad uno sfogo molto televisivo. Impossibilitato a prendersela con gli arbitri (che certamente lo scorso anno non maltrattarono la Robur), l’oggetto degli strali fu la stampa locale, accusata di non stare vicino alla squadra. A fine anno il traguardo fu centrato comunque.

Un obiettivo ancora alla portata di questa Juve. Arbitri a parte.

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