Danzatrice del ventre condannata a un di carcere: il video è troppo hot

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Danzatrice del ventre condannata a un di carcere: il video è troppo hot

La sua provocazione le costerà un anno di carcere: è questa la condanna inflitta a Reda el-Fouly, la danzatrice del ventre egiziana diventata famosa a fine maggio per aver pubblicato su YouTube un video a forte carica erotica in cui la si vede ballare in modo molto sensuale e provocatorio.

Vestita con un abitino corto e molto scollato, agita il seno sotto la telecamera facendosi riprendere dal basso sotto la gonna. Il tutto sulla base di una canzone che parla di una donna felice di essere toccata e molestata in autobus. Il filmato, titolato Sib Eddi, aveva raccolto in poco tempo oltre un milione di visualizzazioni on line, ma non era stato ben visto dalle autorità locali, né da moltissime persone che si sono sentite scandalizzate per il fatto che una donna potesse godere nell’essere molestata.

Nonostante nelle immagini non ci fosse alcuna scena di nudo, Reda (che in passato, per atti giudicati “indecenti”, aveva già avuto a che fare con la giustizia per sette volte) è stata accusata di “immoralità” e di incitare la gente alla dissolutezza.

In Egitto, come nella maggior parte dei Paesi islamici, le leggi sulla decenza sono severissime: le condanne possono variare da pochi mesi a diversi anni di galera. Nel novembre 2014, ad esempio, otto uomini sono stati incarcerati per tre anni per aver registrato la cerimonia di un matrimonio gay.

Non ha potuto fare nulla la difesa di Reda, che ha dichiarato di voler semplicemente fare una parodia di un mondo in cui la sessualità è portata all’esasperazione e di voler fare un esperimento sociale per capire in quanto tempo un video volgare come quello sarebbe diventato virale sul web. I giudici, oltre a lei, hanno condannato a un anno di carcere anche il regista del video, Wael Elsedeki, che ha lasciato l’Egitto appena è stato emesso il mandato d’arresto. Una terza persona che appare nel video, ancora non identificata, è ricercata dalla polizia egiziana.

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