Dati Inps: assunzioni a tempo indeterminato ancora in calo COMMENTA  

Dati Inps: assunzioni a tempo indeterminato ancora in calo COMMENTA  

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Secondo l’INPS sono circa 350 mila in meno le assunzioni a tempo indeterminato registrate nei primi otto mesi dell’anno. Calo dell’8,5%.

I dati più recenti raccolti dall’INPS parlano in modo molto chiaro di un costante calo delle assunzioni a tempo indeterminato. Nel mercato del lavoro, nei primi otto mesi di quest’anno (i dati sono infatti relativi al periodo gennaio – agosto 2016), sono stati 351 mila in meno i contratti a tempo indeterminato stipulati.


Dal confronto con il corrispondente periodo dello scorso anno emerge un calo forte, attorno al -8,5%. Dall’inizio del 2016, in Italia, sono state infatti 3.782.000 le assunzioni a tempo indeterminato, compresi i contratti di lavoro stagionali (per un totale di 447 mila unità).

“Come già segnalato nell’ambito dei precedenti aggiornamenti” commentano dall’Osservatorio sul Precariato dell’INPS, “il calo va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui dette assunzioni potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni”.

Jobs Act inefficace, costo del lavoro ancora troppo elevato

“Il mercato del lavoro è tutt’altro che ripartito”, ha commentato Stefano Parisi, coordinatore di Energie per l’Italia, “e il Jobs Act si dimostra una riforma modestissima, a fronte dei tanti annunci trionfalistici”. I dati dello scorso anno indicavano una crescita “drogata dalla decontribuzione a termine”: “ogni nuovo occupato è costato al paese 60 mila euro l’anno”. “Generare occupazione senza crescita” ha proseguito Parisi, “significa ridurre la produttività del nostro sistema economico”.

“La stretta sui contratti del governo e il tentativo di spingere le imprese verso il contratto a tempo indeterminato è stato un boomerang” ha poi osservato Parisi, “i licenziamenti aumentano e non si vede l’ombra di moderne politiche attive”. Secondo Parisi, “per far ripartire l’occupazione bisogna generare crescita economica e abbassare strutturalmente il costo del lavoro, che invece è ancora troppo elevato, come testimonia il massiccio ricorso ai voucher.

Occorre dire con coraggio che il mondo del lavoro sta cambiando e che contratti, logiche e meccanismi del novecento oggi non possono più funzionare”.

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