David Cameron dice no alla Tobin Tax

Economia

David Cameron dice no alla Tobin Tax

David Cameron
David Cameron

Si parla molto sulla introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, che sta acquisendo sempre maggior popolarità a seguito delle manovre draconiane messe in atto da alcuni paesi che in questi mesi si sono trovati sottoposti a grandi tensioni sui mercati. E’ del tutto naturale che in un momento in cui masse sempre crescenti di persone si ritrovano messo in discussione il loro tenore di vita e addirittura la sicurezza di poter condurre una vita dignitosa a causa delle speculazioni finanziarie, una tassa che vada a colpire gli speculatori acquisisca grande popolarità. Al proposito, c’è da registrare nelle ultime ore una presa di posizione che fa molto discutere. Il premier britannico, Cameron, ha infatti affermato di voler bloccare Tobin Tax (dal nome dell’economista che la ha proposta) europea. In un’intervista alla Bbc il leader britannico ha detto che qualora i francesi vogliano introdurre una tassa sulle transazioni nel loro Paese dovrebbero essere liberi di farlo ma se vogliono estenderla a livello europeo e nel caso essa non venga introdotta in altri settori dello scacchiere mondiale, l’Inghilterra la bloccherà.

Il leader conservatore, ha inteso sottolineare che imporre la tassa in Europa senza che simili misure vengano introdotte altrove danneggerebbe soltanto i posti di lavoro e la prosperità dei Paesi europei. La sua è una risposta diretta a quanto dichiarato dal ministro delle Finanze francese Francois Baroin il quale aveva affermato che la Francia potrebbe introdurre la tassa, nonostante l’ostilità britannica. Non si riesce però a seguire il ragionamento di Cameron, quando afferma che «In realtà una tassa sulle transazione in Gran Bretagna esiste già e abbiamo uno dei mercati più competitivi e di successo. Ma l’idea di una nuova tassa europea, quando quella tassa non esisterà in altri luoghi, credo non abbia senso». Se la tassa esiste in Gran Bretagna, come afferma, perché ostacolarne l’introduzione a livello europeo? Ancora una volta, quindi, gli inglesi scelgono uno “splendido isolamento” che comincia ad essere visto con grande fastidio nel resto del continente, dopo il diniego opposto ad un patto fiscale.

Da ricordare infatti che nemmeno 48 ore prima, anche Mario Monti aveva aperto all’ipotesi di una Tobin Tax europea, precisando che non è una priorità, ma che nemmeno si opporrebbe ad una ipotesi simile. Rimarcando al contempo che Silvio Berlusconi era contrario a questa tassa, ma che il suo esecutivo è pronto a sostenere quella che si prefigura come una nuova forma di fiscalità, che riequilibra la divisione del peso fiscale nei nostri stati membri. Probabilmente, a consigliarlo a questo atteggiamento è la consapevolezza che in un momento in cui gran parte della popolazione viene chiamata a sostenere grandi sacrifici, lasciare campo libero agli speculatori che stanno mettendo a ferro e fuoco i mercati finanziari, sarebbe una mossa estremamente impopolare. Sempre Monti, che, ha ricordato di essere stato uno studente del professor Tobin quando frequentava l’università negli Stati Uniti, ha poi aggiunto:«Per essere efficace, la tassa deve però riguardare almeno tutta la zona euro».

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