Ddl anticorruzione, i due volti del Pdl: il salva-Ruby e l’anti-Batman COMMENTA  

Ddl anticorruzione, i due volti del Pdl: il salva-Ruby e l’anti-Batman COMMENTA  

ROMA – «Chi ricopre cariche elettive deve essere trasparente, liberato da qualsiasi vincolo, perché la casa pubblica deve essere di vetro». Una raccomandazione sacrosanta, che dovrebbe essere il primo comandamento di un degno rappresentante delle istituzioni. Ne è convinto anche il presidente del Senato Renato Schifani, autore della massima di cui sopra.


Tuttavia, il Pdl, partito d’appartenenza dello stesso Schifani, si è prontamente attivato per presentare importanti modifiche al ddl anticorruzione, modifiche che salvaguarderebbero la posizione dell’ex premier Silvio Berlusconi nel processo Ruby.


Un vero salvacondotto in due mosse. Oltre al già noto emendamento Sisto, che prevede la manifestazione del reato di concussione solo nel caso in cui ci sia il danno patrimoniale, spunta un secondo intervento dell’ultim’ora, dagli effetti dirompenti perché cambia di fatto la condotta del reato, stravolgendo i processi in corso.


Il Pdl, infatti, ha presentato un altro emendamento, subito chiamato “anti-Batman” perché prevede dai 2 ai 6 anni di carcere per gli amministratori pubblici che commettono reati come quelli di Franco Fiorito o Luigi Lusi. Questa iniziativa è stata definita da Angelino Alfano «indispensabile dopo le recenti vicende illecite» ed ha ottenuto anche l’approvazione del ministro della Giustizia, Paola Severino.

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L’emendamento anti-Batman, sebbene sia riconosciuta come una buona misura per arginare la finanza allegra di alcuni dipendenti pubblici, da molte parti, Idv in primis, è vista come una mossa per evitare che sul testo del ddl anticorruzione venga posta la fiducia. In questo modo, il ddl ritornerebbe alla Camera, con conseguente ritardo nell’entrata in vigore.

Il capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, ha espresso il suo dissenso sull’emendamento e il conseguente rallentamento nell’iter di approvazione che questo comporterebbe: «Per quanto ci riguarda siamo disponibili a votare la fiducia sul testo uscito dalla Camera. Lì è contenuta la massima mediazione politica. Riaprire la discussione metterebbe a serio rischio la futura entrata in vigore di norme che giudichiamo sacrosante per combattere e prevenire la corruzione e per introdurre meccanismi rigidi di incandidabilità, già dalle elezioni».

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