DDL Boschi: ecco come cambia la Costituzione Italiana COMMENTA  

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In questi giorni si fa sempre più accesa la discussione parlamentare in merito al Disegno di Legge che porta il nome della Ministra Boschi e che si propone di apportare alcune modifiche alla Costituzione Italiana per quanto riguarda l’Ordinamento della Repubblica.


Vediamo nel dettaglio quali potrebbero queste modifiche.

Fine del bicameralismo perfetto.

Il potere legislativo non dovrebbe più essere condiviso fra il Senato e la Camera dei Deputati, ma diventare appannaggio esclusivo di quest’ultima, salvo alcuni specifici casi, come ad esempio eventuali leggi che modifichino la Costituzione. Importante è il fatto che la fiducia al governo diventerebbe di competenza della sola Camera.


Riduzione del numero dei senatori.

Il Senato passerebbe dagli attuali 315 componenti a 100, dei quali 95 eletti dalle Regioni e dai Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano fra i sindaci dei rispettivi territori. La ripartizione dei seggi è prevista con un criterio di proporzionalità rispetto alla popolazione regionale, con il limite di due senatori al massimo per regione. La durata del mandato è prevista come uguale a quella degli organi territoriali di appartenenza. I rimanenti 5 senatori sarebbero invece eletti dal Presidente della Repubblica.


Quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Ferma restando la base di elettori, cambiano i quorum per l’elezione del Capo dello Stato: occorrerebbero i due terzi dell’assemblea nei primi tre scrutini, i tre quinti dal quarto scrutinio in poi e i tre quinti dei votanti a partire dal settimo scrutinio.

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Abolizione delle Province e supremazia statale sugli enti locali.

Il DdL prevederebbe una consistente riforma nel rapporto fra lo Stato e gli enti territoriali. Sarebbero infatti abolite del tutto le Province, allo Stato sarebbero riconosciuti un potere di commissariamento da esercitare nei confronti di Regioni o enti locali nei casi di grave dissesto finanziario e un potere di “supremazia” in materia legislativa a salvaguardia dell’interesse nazionale.

Voto sui disegni di legge entro 60 giorni.

Si introdurrebbe una procedura accelerata per l’eventuale approvazione di un disegno di legge del governo, per il quale l’esecutivo avrebbe la possibilità di chiedere un pronunciamento della Camera entro sessanta giorni. Non potrebbero rientrare in questo iter le leggi elettorali, la ratifica dei trattati internazionali e le leggi che richiedono maggioranze qualificate.

Legge elettorale e referendum.

In materia di legge elettorale il DdL prevederebbe l’introduzione del giudizio preventivo da parte della Corte Costituzionale, che si pronuncerebbe entro un mese.

In materia di referendum, fermi restando il numero di firme necessarie per le consultazioni di tipo abrogativo (500 mila) e il quorum di validità (50% degli elettori più uno), la novità riguarderebbe il fatto che, nel caso in cui si arrivi a 800 mila firme, il quorum passerebbe al 50% più uno dei votanti delle ultime elezioni politiche.

Per la presentazione di una legge di iniziativa popolare il numero minimo di firme sarebbe fissato a 150 mila..

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