DdL Boschi, oggi voto decisivo: cosa prevede la riforma

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DdL Boschi, oggi voto decisivo: cosa prevede la riforma

“Abolisco il Senato e ne faccio un museo”. Questa è la frase che alcune fonti attribuiscono a Matteo Renzi, che l’avrebbe pronunciata un paio di settimane fa a commento secco di quanto prevede il Disegno di Legge sulle riforme, noto ormai a tutti come DdL Boschi.

La Presidenza del Consiglio ha sempre smentito quell’uscita, ma, di fatto, definire il Senato un “museo”, a molti sembra un ritratto perfetto di ciò che il DdL mira a realizzare.

Il cuore della riforma è il superamento del bicameralismo perfetto, escludendo di fatto il Senato dal potere decisionale in merito all’approvazione delle leggi, che diventerebbero di esclusivo appannaggio della Camera dei Deputati.

Al Senato restano in capo attività legate al collegamento fra Stato, enti locali e Unione Europea, con sensibili modifiche anche sulle modalità di nomina dei senatori, che, seppure con ampie sfumature, non sarebbero più il frutto diretto della volontà popolare. In sostanza, infatti, i senatori andrebbero eletti dai Consigli Regionali tenendo conto delle indicazioni dei cittadini, secondo una sfumatura introdotta peraltro in sede di emendamento (il testo originale recita: “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge”).

La scorsa settimana l’attuale Senato ha approvato anche gli ultimi tre articoli del DdL, ovvero il 39 (relativo alle norme transitorie), il 40 (modalità di soppressione del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro) e il 41 (sulle modalità di entrata in vigore della legge).

Subito dopo il voto, il premier Matteo Renzi ha gongolato twittando: “Dicevano ‘le riforme si fermeranno, il governo non ha i numeri’.

Visto come è andata? Questa è la #lavoltabuona”.

L’iter è a buon punto e oggi (13 ottobre), a partire dal pomeriggio, il Senato dovrà esprimere il suo voto in merito al DdL nel suo complesso.

“Siamo ad un passo dall’approvazione, in Senato, di una legge fondamentale per il Paese” ha invece dichiarato la senatrice Anna Finocchiaro, “tutto è perfettibile, ma resto convinta che grazie all’unità del Pd e alla solidità della maggioranza abbiamo scritto una buona riforma costituzionale”.

Se il Pd festeggia, l’opposizione, resa muta di fatto dalla nuova maggioranza ottenuta dal partito di governo grazie all’alleanza con i ‘verdiniani’, protesta.

La senatrice del M5S Elena Fattori, al momento del voto sull’articolo 39, ha gridato più volte “venduti” rivolta alla minoranza Pd, mentre Maurizio Gasparri si fa portatore dei dubbi di molti suoi colleghi parlando di una riforma fatta di “articoli sgrammaticati e contraddittori” e approvata grazie ad una “finta maggioranza”.

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