DdL intercettazione, l’appello per il no alla legge bavaglio

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DdL intercettazione, l’appello per il no alla legge bavaglio

18/04/2013 Roma, trasmissione televisiva Eco della storia, nella foto Stefano Rodotà

Il Disegno di Legge di recente approvato dalla Camera dei Deputati in materia di pubblicazione delle intercettazioni sta sollevando le proteste di molti giornalisti e intellettuali italiani.

Si tratterebbe di nuove norme restrittive che limiterebbero la libertà di stampa, tanto che il DdL è già stato ribattezzato “nuova legge bavaglio”.

In prima linea, a guidare la protesta, c’è il giurista ed ex Garante per la Privacy Stefano Rodotà, il quale, a commento del Disegno di Legge, ha dichiarato che “ancora una volta si cerca di colpire la libertà d’informazione e il diritto dei cittadini di essere informati cercando di mettere un bavaglio ai giornalisti”. “Il disegno di legge approvato alla Camera che delega il Governo a predisporre norme in materia di pubblicazione delle intercettazioni” ha proseguito Rodotà nella lettera pubblica in cui ha lanciato l’appello per il no alla legge, “è un fatto gravissimo. Con la delega al Governo si sottrae al Parlamento la decisione sui diritti fondamentali, che dovrebbe essere di sua stretta competenza, e si impedisce all’opinione pubblica di esercitare il diritto di seguire con trasparenza i lavori parlamentari e l’attività di redazione legislativa, così come riconosciuto dalla Costituzione”.

Il Ddl appena approvato alla Camera si fonda sulla necessità di rispetto della privacy di personaggi coinvolti dalle pubblicazioni, ma anche su questo punto Rodotà risponde in maniera puntuale: “non può essere il potere esecutivo a stabilire quali siano le notizie rilevanti per i cittadini.

Nei Paesi democratici sono i giornalisti che decidono quali sono le notizie che vanno diffuse oppure no, in base a criteri di rilevanza, attualità, interesse pubblico e privacy tutela dei diritti dei singoli. Oggi, se il giornalista sbaglia, sono già previste sanzioni. Quindi non è vero che questa riforma tutela la privacy dei cittadini che è ampiamente garantita dalle norme vigenti. La legge italiana sulla privacy inoltre chiarisce il concetto di ‘minore aspettativa di privacy per i personaggi pubblici’, le cui notizie sono protette solo se non hanno ‘alcun rilievo per l’informazione’, e la stessa corte di Strasburgo ha chiarito che tutto ciò che li riguarda, penalmente rilevante oppure no, va pubblicato perfino quando vi sia violazione del segreto istruttorio”.

“Chiediamo” è la conclusione dell’appello “che dal disegno di legge all’esame del Senato venga stralciata la disciplina delle intercettazioni per restituire al solo Parlamento questa delicatissima materia, tutelando la pienezza del diritto di informare e ad essere informati, solennemente riconosciuto dall’articolo 21 della nostra Costituzione”.

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