Debito e crisi: le teorie dell’economista premio nobel Krugman

Roma

Debito e crisi: le teorie dell’economista premio nobel Krugman

I cittadini spesso sono vittima prescelta della cattiva informazione ed è proprio questa la principale causa degli atteggiamenti, talora passivi, talora rassegnati, di fronte agli avvenimenti che li riguardano e per i quali non riescono, appunto a causa della cattiva informazione, a trovare via d’uscita.

Il tema di più scottante attualità globale è sicuramente la crisi che attanaglia i paesi capitalisti e l’apparente impossibilità di poter uscire fuori dal tunnel.

Il punto è che, emergere dal debito è possibile, ma non coincide minimamente con gli interessi di chi governa e di chi gestisce i mercati finanziari,perchè se così fosse, i grandi accentratori capitalisti non potrebbero speculare ulteriormente: sarebbe insomma come gettarsi la zappa sui piedi.

Questa ragione giustifica il negazionismo dell’evidente fallimento del capitalismo e delle soluzioni proposte da economisti di rilievo, come ad esempio il premio nobel Krugman, il quale fornisce delle “ricette” scomode e contrarie agli interessi dei “finanzieri” e svela veità inconfessabili.

Già perchè i soldi ci sono, nelle mani sbagliate , ma ci sono; uscire dal debito è possibile anche senza ricorrere ai tagli dal basso, così come è possibile agire sui tassi di interesse imposti dalle banche.

Prendiamo ad esempio l’apparente esorbitante ammontare del debito pubblico americano che oggi si attesta a 16 trilioni di dollari ( oltre il 75% del pil). Se spalmiamo tale cifra su ogni singolo cittadino, neonato compreso, si evince che ognuno di essi ha un debito di 45.000 dollari.

La situazione non è certo rosea, ma secondo Krugman, non è possibile aggredire il debito attraverso tagli indiscriminati, perchè gli efetti collaterali di tale cura sarebbero peggiori del male stesso.

Eppure nessuno pare interessato alle sue teorie, tanto che si continua a tagliare le spese su settori di vitale importanza per i cittadini, 8 sanità.

scuola, trasporti, ecc), mentre si continuano a nascondere gli scheletri, vale a dire le cause principali di tale disastro, negli armadi. Altro grande inganno proposto dai vertici è l’aumento delle tasse come soluzione per chiudere il cerchio del debito definitivamente: peccato che tale soluzione non è nuova ed è la stessa che nel 1929 produsse la” grande depressione ” che durò vent’anni!

La grande battaglia americana dei questi tempi vede opposti repubblicani e democratici che propongonoi soluzioni opposte per evitare il default: i primi insistono dulle riforme che generano tagli sulle spese sociali, i secondi chiedono l’inasprimento fiscale sui ricchi.

Krugman sostiene che il tanto temuto “fiscal cliff”, ovvero il precipizio fiscale, in realtà è solo un “fiscal panthom” uno spettro fiscale, in quanto Gli Stati Uniti non correrebbero il rischio di un fallimento dal momento che(diversamente dalla Grecia, Spagna, Portogallo ecc) hanno una moneta propria e possono stamparla senza sottostare a dettami esterni.

Il condizionale è tuttavia d’obbligo perchè già nel 2010/2011 i repubblicani, giocando sporco, usarono il tetto rigido all’indebitamento per impedire a Obama di fare le spese necessarie per risollevare l’economia.

Ne consegue che il tetto è dunque la principale ragione per mantenere un paese nell’indebitamento più totale, spesso con l’innocente scusa di evitare che a pagare il debito siano i nostri figli.

Se da un lato è vero infatti che stampare moneta genera inflazione, si tratta di un male minore quando l’economia è di per sè depressa, perchè il debito la farebbe aumentare di poco mentre consentirebbe un rilancio dell’economia.

Inoltre se il dollaro si indebolisse rispetto alle altre monete, anche le esportazioni diverrebbero più competitive, dunque lo spauracchio dell’inflazione indurrebbe le aziende private ad investire liquidi e generare economia reale,quella fatta di soldi ” realmente” maneggiati e non di titoli o azioni ferme nelle mani di pochi ricchi o delle banche.

A rendere chiara l’idea è un concetto di Ben Bernanke, il capo della Fed:
Bernanke tempo fa propose di gettare dollari da un elicottero – e tutti hanno pensato che fosse una battuta, non un’agenda per la Fed –, che sarebbe poi la versione aggiornata della proposta di Keynes di scavare buche e riempirle di denaro, e lasciare che i cittadini le trovino.

Se si gettano soldi dall’elicottero, saranno i cittadini a raccoglierli e ad usarli per le loro necessità quotidiane, come il comprarsi un paio di scarpe o fare la spesa, e l’economia riprenderebbe; e se i soldi restano nelle banche , essi sono costituiti da titoli “fermi”, non liquidi, non reali che fanno precipitare appunto l’economia.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche

Loading...