Defibrillatori sui campi sportivi, il Csi di Cuneo critica le novità del decreto Sanità

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Defibrillatori sui campi sportivi, il Csi di Cuneo critica le novità del decreto Sanità

Cuneo – “Prevedere defibrillatori su tutti i campi e nuove forme di certificazione dell’idoneità per chiunque pratichi sport è importante e corretto, ma tutto questo doveva essere pensato in modo che i costi non ricadessero su famiglie e società sportive. Senza investimenti adeguati da parte del Governo, questa scelta rischia di diventare un grande autogol”. Il presidente del Centro Sportivo Italiano di Cuneo, Mauro Tomatis, critica l’emanazione del decreto interministeriale firmato dall’allora ministro della Salute Renato Balduzzi di concerto con il ministero dello Sport che ha introdotto alcune innovazioni in materia di tutela sanitaria in ambito sportivo, in particolare l’impiego anche da parte delle società sportive dilettantistiche, di defibrillatori semiautomatici.
“In linea di principio – sottolinea Mauro Tomatis – non si può non essere d’accordo con l’introduzione di visite mediche più accurate per tutti e la presenza di dispositivi automatici salvavita su ogni impianto sportivo. Va però ricordato che attualmente il 55% del budget dello sport di base pesa sulle spalle delle famiglie, a fronte del 19% fornito da Stato e Amministrazioni locali.

Per di più, queste percentuali non tengono conto dei tagli ai contributi allo sport resisi necessari per la crisi finanziaria in atto”. I defibrillatori e altri strumenti salvavita diventeranno obbligatori dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale entro sei mesi nelle società sportive professionistiche ed entro 30 in quelle dilettantistiche. Il decreto prevede che nelle strutture sportive sia presente personale formato e pronto a intervenire, con gli oneri e l’acquisto dei defibrillatori totalmente a carico delle società. “Le novità introdotte dal Governo non sono state adeguatamente finanziate – aggiunge Tomatis – quindi non si riuscirà ad avere un miglioramento della qualità della pratica sportiva di base. Tutto è stato lasciato sulle spalle delle famiglie e delle società sportive, col rischio fondato che la pratica sportiva nel Paese diminuisca. Le società sportive di quartiere, di oratorio non possono più reggere altri costi perché veramente non ce la fanno più. Le famiglie ormai tesserano i loro ragazzi chiedendo sempre più spesso di rateizzare la piccola quota di iscrizione al gruppo sportivo”.

In attesa della pubblicazione del decreto in Gazzetta, il Csi di Cuneo, come per altro indicato anche dalla Federazione medico sportiva italiano, invita le società a soprassedere da qualsiasi singola iniziativa in attuazione del decreto. “Appoggio la dichiarazione dell’allora ministro Balduzzi sull’importanza della presenza obbligatoria dei defibrillatori e di operatori formati a garanzia della sicurezza di chi pratica sport anche a livello non agonistico – conclude il presidente del Csi di Cuneo -, ma credo che questa sia una scelta per ridurre i costi della sanità nel paese. Le vere riforme non fanno solo spendere meno, ma anche spendere meglio. Con le indicazioni attuali avremo un effetto contrario a quello auspicato, sarà una sorta di autogol”.

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