Deiulemar: in 300 per il «denuncia day» davanti al tribunale di Torre Annunziata COMMENTA  

Deiulemar: in 300 per il «denuncia day» davanti al tribunale di Torre Annunziata COMMENTA  

Torre Annunziata (Na) – Da un punto di vista numerico, la manifestazione organizzata dagli obbligazionisti Deiulemar è stata un flop. La delusione per la scarsa affluenza al “giorno della denuncia” si legge sui volti dei presenti e ancora più forte emerge dalle loro parole. Ci chiedono perché la gente non è venuta (alla luce del fatto che gli obbligazionisti sono 13.000) e ancora, perché la stampa, o meglio, quella che conta (un signore, usando un’espressione colorita tipicamente partenopea, ci ha definito dei pesci di cannuccia ma, almeno noi eravamo lì a dare loro voce), non parla della vicenda. Domande cui è difficile rispondere. Chi è presente rigetta con forza le accuse di chi parla di “guadagni loschi” convertiti in obbligazioni e quindi è bene non lamentarsi troppo. Certo, quando si parla del binomio Napoli e soldi la gente, quella che non sa, quella che non vive la città, fa presto a parlare di camorra, delinquenza o evasori fiscali. Camminando tra loro abbiamo visto volti di persone oneste, gente che ha lavorato tutta la vita e messo da parte somme, modeste magari agli occhi di qualcuno, ma per quella gente erano tutto ciò che aveva. È ferma convinzione di molti obbligazionisti che chi ha investito ingenti somme, prima o poi rientrerà dei capitali a discapito loro, “piccoli” obbligazionisti. Si temono accordi sottobanco con pochi privilegiati. Voci di popolo forse ma è sempre bene dare ascolto al popolo. D’ammirare la foga di un’anziana donna, esile, con un megafono ben stretto in pugno che grida tutta la sua rabbia elencando, uno per uno quelli che ritiene i responsabili di questo crac finanziario, le famiglie Iulano, Lembo e Della Gatta. Nomi sulla bocca di tutti a Torre del Greco. Un’altra donna mostra alle telecamere e alle macchine fotografiche un foglio elencante le varie proprietà riconducibili ai soci Deiulemar. È solo una piccola parte, ci potete scommettere. A tratti si tentano dei blocchi stradali, la polizia lascia fare, anche se avrebbe la possibilità di disperdere i manifestanti per assembramento non autorizzato ma vince il buonsenso. Nessuno vuole il concordato, questo è certo. Il 30% del capitale investito convertito in azioni ha il sapore dell’elemosina. Forse i responsabili di questo disastro sono troppo arroganti perché capiscano che rischiano la galera. La giustizia sta facendo il suo corso, difficile farlo capire agli obbligazionisti che vorrebbero vedere la “Banda Deiulemar” in galera, fin da ora. Si dice il tempo sia galantuomo anche se in molti vedono nel trascorrere del tempo un vantaggio per chi vorrebbe far sparire documenti compromettenti. Ci piacerebbe fare una sola domanda al consulente Astolfo Di Amato e all’amministratore unico Maviglia, una domanda semplice, banale forse ma certamente lecita: dove sono i quasi 700 milioni degli obbligazionisti? Ecco, prima di pensare a qualsiasi tipo di concordato questi illustri professionisti dovrebbero dare risposta a questa domanda.

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