Del Piero: “Addio Juve. Agnelli mi ha sorpreso”

Torino

Del Piero: “Addio Juve. Agnelli mi ha sorpreso”

È stato il tormentone della stagione. “Questa sarà l’ultima stagione di Del Piero alla Juve” disse Agnelli durante un cda a metà ottobre. “Andrea: ripensaci!” hanno urlato a più riprese i tifosi della Juventus. Ma il tormentone è finito. Il diretto interessato ha finalmente chiarito la sua posizione e definitivamente chiuso la porta a qualsiasi possibilità: a fine stagione Pinturicchio non indosserà più la maglia bianconera e lascerà il suo armadietto allo Juventus Center di Vinovo. Dopo 19 stagioni la bandiera bianconera per eccellenza se ne andrà e lo confessa a Vanity Fair, domani in edicola: “Sognavo di chiudere in bianconero, ora sarà come andare via di casa una seconda volta. L’annuncio anticipato di Agnelli mi ha sorpreso, ma non dimentico i miei doveri. Abbiamo uno scudetto e una coppa da vincere”. In attesa del suo nuovo libro, “Giochiamo ancora”, in uscita il 24 aprile, in cui racconta le sue verità, Del Piero vuole togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “E’ la stagione più complicata della mia vita perché mi ha messo di fronte a una realtà che non avevo mai conosciuto: la realtà di chi gioca poco o niente.

Nessuno pensa di meritare l’esclusione, ho sempre pensato che se gioca qualcun altro vuol dire che se lo merita, ma questo non significa rinunciare a lottare per una maglia da titolare. Agnelli ad ottobre annunciò che questa sarebbe stata la mia ultima stagione alla Juve? Mi ha sorpreso. Ma un capitano non deve mai dimenticare i suoi doveri e quello che rappresenta. La Juventus è impegnata al massimo per vincere campionato e Coppa Italia. Non abbiamo bisogno di polemiche che non hanno mai fatto parte della mia carriera”: E ora che farà il numero dieci? “Dal 30 giugno sono senza contratto. Non so immaginare il mio futuro: è un cambiamento enorme e un po’ mi spaventa. E’ come andare via di casa una seconda volta. Ma lo vivo come i videogiochi che mi piacevano da ragazzino: un nuovo livello da superare. Come ho scritto nel libro io non sono quello che pensano di me un allenatore o un presidente, io sono quello che dimostro di essere.

Sono quello che io stesso penso di me. Per primo saprò quando dovrò smettere, ma il momento non è ancora arrivato: la mia passione per il gioco è ancora troppo viva”. Poi Alex ricorda quand’era bambino e sognava cosa fare da grande: “Ricordo un tema alle elementari. Il titolo era: “Cosa farò da grande?”. Allora non ebbi il coraggio di scrivere: il calciatore. Mi vergognavo del mio sogno, perché non mi sembrava un lavoro vero. Scrissi che sarei stato elettricista come mio padre Gino, oppure camionista, o cuoco. Oggi, a quella domanda, posso rispondere che le mie partite non sono finite. Ho il rammarico che mio papà non abbia conosciuto i miei figli, il dispiacere di non avergli detto “ti voglio bene” qualche volta di più. La sua morte è il dolore più grande della mia vita. In famiglia non eravamo poveri, ma dovevamo fare economia. Oggi sono uno di quei bambini che può comprarsi tutti i giochi che vuole, ma il mio preferito resta il pallone.

Se avrei preferito chiudere la carriera con la maglia della Juve? Era quello che sognavo. Questi vent’anni sono stati ricchi di emozioni, con momenti duri e straordinari: ho provato il brivido di scrivere quasi tutti i record bianconeri. Ormai però le cose sono cambiate”.

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