Di cosa parla il processo sulla Trattativa Stato-Mafia? COMMENTA  

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Di cosa parla il processo sulla Trattativa Stato-Mafia?
Di cosa parla il processo sulla Trattativa Stato-Mafia?

La Trattativa Stato-Mafia, nota anche con il nome di Trattativa tra lo Stato Italiano e Cosa Nostra è una negoziazione messa in atto nel periodo successivo alle stragi degli anni ’90 (sebbene alcune fonti vorrebbero che la Trattativa sia, in realtà, iniziata molto prima), tra i funzionari dello Stato Italiano e gli esponenti di Cosa Nostra, così da trovare un accordo e porre fine alle stragi di sangue.

Fondamentalmente, la Trattativa prevedeva la fine della cosiddetta “stagione stragista”, in cambio di un’attenuazione delle misure detentive previste dall’articolo 41 bis, con le quali il Pool Antimafia, guidato dal giudice  Giovanni Falcone, aveva condannato ad anni di carcere duro centinaia di criminali mafiosi.

La Trattativa è ancora oggi oggetto di indagini giudiziarie ed inchieste giornalistiche.

Le presunte richieste avanzate da Cosa Nostra, allora guidata da Totò Riina, allo Stato Italiano, possono essere riassunte in 12 punti annotati su  un “papello”:

1) Revisione della sentenza del maxiprocesso di Palermo, che condannò al carcere duro centinaia di mafiosi, indebolendo, di conseguenza, l’organizzazione criminale;

2) Annullamento del decreto legge che inaspriva le misure detentive previste dall’articolo 41 bis per i detenuti condannati per reati di mafia;

3) Revisione dell’associazione di tipo mafioso; reato introdotto con la legge 13 Settembre 1982 n. 646, detta “Rognoni-La Torre”;

4) Riforma della legge sui pentiti;

5) Riconoscimento dei benefici dissociati per i condannati per mafia;

6) Arresti domiciliari obbligatori dopo i 70 anni di età;

7) Chiusura delle super-carceri;

8) Carcerazione vicino alle case dei familiari;

9) Nessuna censura sulla posta dei familiari;

10) Misure di prevenzione e rapporto con i familiari;

11 Arresto solo in flagranza di reato;

12) Defiscalizzazione della benzina in Sicilia.

Si ipotizza che al primo papello di richieste, presentato da Cosa Nostra per mano di Vito Ciancimino, ne sia seguito un secondo, che avanzava una proposta di “annullamento decreto legge 41 bis”, che prevede il “carcere duro” per alcune categorie di crimini, tra cui la criminalità organizzata.

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