Di cosa parla il processo sulla Trattativa Stato-Mafia? COMMENTA  

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Trattativa Stato-Mafia. Di cosa stiamo parlando?

Parlare di trattativa Stato-Mafia significa fare riferimento ad una sorta di negoziazione che si è sviluppata in seguito alla stagione delle bombe del 1992 e del 1993. La negoziazione in questione mirava a trovare un accordo tra importanti funzionari delle istituzioni italiane e rappresentanti di cosa nostra.

Il motivo di questa trattativa è, potremmo dire, la sicurezza. Sembra infatti che l’accordo stabiliva la fine della stagione stragista in cambio di un’attenuazione delle misure detentive previste dall’articolo 41 bis.


Insomma un accordo a tutti gli effetti. Do ut des in piena regola.

Sembra infatti che in una delle riunioni tenute nel 1991 dai boss della Mafia – la cosiddetta Commissione provinciale presieduta da Salvatore Riina – fossero stati individuati i politici da “liquidare”: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Salvo Lima, il suo assistente Sebastiano Purpura, Calogero Mannino, Claudio Martelli, Carlo Vizzini e Salvo Andò.


Quando nel 1992, in seguito al Maxiprocesso, Riina venne condannato, gli altri componenti della Commissione – ovvero Cosa Nostra – decisero di avviare il progetto. Seguirono una serie di attentati e omicidi. Morirono proprio coloro che erano stati “iscritti” nella lista nera stilata da Riina.

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Dopo di ciò alcuni movimenti in ambito politico e giudiziale hanno iniziato a far sospettare qualcosa. Sembra addirittura che Riina abbia più volte sottoposto a politici e a uomini appartenenti alle forze dell’ordine il cosiddetto “papiello”, contenenti le richieste avanzate da Cosa Nostra per porre fine alle stragi.
Ecco di seguito le richieste:

  1. Revisione della sentenza del maxiprocesso di Palermo
  2. Annullamento del decreto legge che inasprive misure detentive previste dall’articolo 41 bis per i detenuti condannati per reati dimafia;
  3. Revisione della associazione di tipo mafioso (reato introdotto con la legge 13 settembre 1982 n. 646, detta “Rognoni-La Torre”);
  4. Riforma della legge sui pentiti;
  5. Riconoscimento dei benefici dissociati per i condannati per mafia (come per le Brigate Rosse);
  6. Arresti domiciliari obbligatori dopo i 70 anni di età;
  7. Chiusura delle super-carceri;
  8. Carcerazione vicino alle case dei familiari;
  9. Nessuna censura sulla posta dei familiari;
  10. Misure di prevenzione e rapporto con i familiari;
  11. Arresto solo in flagranza di reato;
  12. Defiscalizzazione della benzina in Sicilia (come per Aosta).

Solo nel 1998 la Procura di Firenze aprì un’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.

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Laureata in Teoria della Comunicazione e Comunicazione Pubblica presso l'Università della Calabria. Amo la lettura ma mi appassiona anche il grande e il piccolo schermo.
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