Di Pietro e il destino dell’Idv: «Sono pronto a lasciare»

Politica

Di Pietro e il destino dell’Idv: «Sono pronto a lasciare»

ROMA – Massimo Decimo Meridio, indimenticabile protagonista de Il Gladiatore, nella battaglia ad inizio film contro i barbari afferma che un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto. Questa considerazione vale anche e soprattutto per i capi, e Antonio Di Pietro lo sa. Sa di aver perso.

Il caso Maruccio e l’inchiesta di Report sono stati un uno-due micidiale per la credibilità dell’Italia dei Valori, in piena caduta libera per quanto riguarda le preferenze rilevate dai sondaggi (5% Ipr-Marketing), crisi confermata dai pessimi risultati alle Regionali in Sicilia. Certo, Di Pietro ci ha messo del suo: la drastica rottura col Pd e il tentativo non riuscito di stringere alleanze con Grillo e Vendola non hanno giovato all’immagine del partito. Se si aggiunge che il ruolo di castigatore/riformatore del sistema politico, con cui l’ex magistrato si era da sempre identificato, gli è stato strappato proprio da Beppe Grillo ed il suo M5S, è chiaro perché il leader Idv stia ponendo domande importanti.

«Apriremo una fase costituente, supereremo l’Idv, apriremo il partito agli esterni e alle elezioni toglierò il mio nome dal simbolo» aveva detto ieri nella riunione tenutasi nella sede nazionale dell’Idv, a Santa Maria in Via, con i vertici di partito.

Tuttavia Di Pietro deve fare i conti con la disastrosa caduta di immagine che Vincenzo Maruccio, tesoriere dell’Idv nel Lazio accusato di peculato, e l’inchiesta di Report hanno causato all’Idv, che da sempre aveva fatto del rigore morale il suo cavallo di battaglia.

Nel talk show condotto da Milena Gabanelli, veniva analizzato il patrimonio immobiliare di Di Pietro e la gestione dei fondi dell’Idv.

Sono state affrontate sia la donazione di 954 milioni di lire che nel 1995 Di Pietro ricevette da Maria Virginia Borletti, della famiglia produttrice di macchine da cucire, sia le accuse mosse all’ex magistrato da Elio Veltri e Mario Di Domenico. Veltri, in un’intervista al Giornale, aveva dichiarato che i fondi del partito non andavano all’Idv, ma a Di Pietro, alla moglie Susanna Mazzoleni e alla tesoriera Silvana Mura. L’ex magistrato ha spiegato come la donazione fosse stata fatta a lui e non al partito, poi ha ricordato che i suoi accusatori sono stati condannati in appello per le loro affermazioni. Tuttavia, il servizio di Report e gli attacchi sui suoi presunti investimenti immobiliari fatti con i soldi dell’Idv hanno colpito duramente Di Pietro e gli hanno fatto capire che forse è arrivato il momento di farsi da parte.

La conferma è arrivata alla già citata assemblea di ieri in sede Idv, dove il leader è stato criticato pressocché su tutto: gestione personalistica del partito, linea politica dettata da esternazioni e molte scelte sbagliate degli uomini ( Maruccio, ad esempio, era l’ex avvocato di Di Pietro, senza dimenticare Scilipoti e Razzi). Tra i dirigenti quello più critico è Massimo Donadi («indispensabile un cambiamento»), ma per ora Di Pietro mantiene la fiducia del partito.

Tuttavia, è Di Pietro stesso ad essere sfiduciato e si è detto pronto a rinunciare alla presidenza, lasciando la guida politica ad un nuovo personaggio.

D’altronde la dichiarazione del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è un macigno: «La favola delle mele marce non regge più. Se le mele marce sono tante, diventano un frutteto».

Quale sarà il futuro? Sebbene non sia ancora chiaro il destino dell’Idv, Di Pietro intende riprovare a costituire un’asse con Grillo e, soprattutto, costituire un nuovo Movimento con la Fiom di Landini.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche