Di Pietro: Liberare la Rai, serve un atto di coraggio COMMENTA  

Di Pietro: Liberare la Rai, serve un atto di coraggio COMMENTA  

Il leader dell’IdV, Antonio Di Pietro, sull’annosa situazione politica italiana ed in particolare sulla Rai, ha dichiarato: “Questo governo, anche se è politico fino alla cima dei capelli, dice di essere tecnico e non perde occasione per segnalare che i tecnici servono proprio a sciogliere i nodi aggrovigliati dai politici. Si può essere più o meno d’accordo, però almeno su un punto quel discorso dovrebbe rassicurare tutti: perché da nessuna parte, infatti, l’occupazione dei partiti e la dittatura dei politicanti combina più guai che in Rai.

Insomma, a prenderlo sul serio questo governo tecnico, si poteva sperare che almeno sul fronte del servizio pubblico radiotelevisivo avrebbe portato davvero a qualcosa di utile per il Paese, oltre che per le banche.

Invece niente da fare. Se c’è un settore dove il governo ha deciso di lasciare tutto come sta è proprio la Rai.
Questo governo ha trovato il tempo per impedire alla gente di andare in pensione dopo decenni di lavoro, il tempo di precipitare milioni di italiani in povertà riempiendoli di tasse, il tempo per introdurre i licenziamenti facili. Però dice di non avere il tempo per cambiare la legge Gasparri e liberare la Rai dal cappio che la sta strangolando.

Non è questione di tempo, ministro Passera: è questione di coraggio. Voi avete il coraggio di sfidare i lavoratori, la Cgil e ogni senso di giustizia ma non avete quello di cambiare una legge vergognosa, scritta pensando non agli interessi dell’azienda pubblica, ma a quelli di Silvio Berlusconi.

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Da un governo che scappa di fronte a un obbligo così essenziale, io credo che non potrà venire proprio niente di buono. Per questo è ora che il centrosinistra si rimbocchi le maniche e inizi a prepararsi per arrivare alle elezioni con un serio e credibile programma di governo: del quale dovrà assolutamente far parte, secondo noi dell’Italia dei Valori,l’impegno a liberare la Rai dal controllo dei partiti per affidarla a quello dei cittadini , per scegliere, finalmente, professionisti seri e intenzionati a sfruttare appieno le immense potenzialità del servizio pubblico.
All’Italia non serve avere dei tecnici, che nessuno ha eletto, al posto dei politici, mentre i portaordini dei politici stanno dove dovrebbero stare i professionisti, come alla guida della Rai. Serve l’esatto contrario”.

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