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Dieselgate: cosa può succedere d’ora in avanti
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Dieselgate: cosa può succedere d’ora in avanti

Lo scandalo legato al software che truccava le emissioni dei motori Volkswagen ha scosso il mondo dell’automobile e quello, ben più suscettibile, dell’opinione pubblica.

Ma, fra accuse di tradimento, truffa e inquinamento, le esatte dimensioni del problema non sono al momento ancora note.

Le mezze smentite e le mezze ammissioni dei vertici Volkswagen e i rumors bisbigliati finora non hanno contribuito, in effetti, a chiarire se il marchingegno sia stato concepito, progettato, realizzato, installato e commerciato da un ristretto gruppo di malintenzionati, come hanno sostenuto da Wolfsburg, o se dell’operazione fossero al corrente tutti, finanche, come dicono i più sospettosi, il governo tedesco a Berlino.

Seguendo poi la logica della dimensione crescente, nulla vieta di ipotizzare che il problema possa non riguardare solo i motori Volkswagen, ma anche quelli di altri marchi.

Il tremendo sospetto deve avere sfiorato anche le autorità americane, che, secondo il Financial Times, intenderebbero a breve avviare un’indagine relativa a un gruppo di modelli di auto prodotte da Mercedes Benz, Bmw, General Motors, Chrysler e Land Rover.

Secondo quanto ha riportato di recente il Sole 24 Ore (https://instagram.com/p/8XessWruHK/), i modelli di auto da tenere sotto controllo perché potrebbero essere ‘affetti’ da qualche irregolarità sarebbero tantissimi: si va dalle Bmw Mini (X1, X2, Cooper), alle Fiat (Panda, Punto, Mito, Freemont, Giulietta), dalle Ford (Focus, Fiesta), alle Mercedes (A180, A200), dalle Nissan (Qashqai), alle Hyundai (Tucson), dalle Opel (Mokka, Meriva, Astra), alle Peugeut (208, 308, Berlingo) e Renault (Clio, Megane, Laguna).

È un’ipotesi, è chiaro, ma non c’è dubbio alcuno che è meglio che non sia vera.

In Italia, nel frattempo, sembra che la sola Volkswagen debba richiamare circa 650 mila vetture con motore EA189 per ripristinare il sistema antinquinamento, anche se non si sa ancora come e il fatto che nessuno parli in modo chiaro di depotenziamento del motore lascia pensare che il risultato finale possa essere proprio quello (con tutto ciò che comporta nei confronti degli acquirenti, che si ritroverebbero con qualcosa di diverso da ciò per cui hanno pagato).

Immaginare quali dimensioni globali e ripercussioni possa avere lo scandalo Dieselgate è una cosa da mal di testa, mal di stomaco e mal di vivere, specie in rapporto al fatto che, quando la truffa diventa troppo grande, di solito finisce per diventare anche legale.

Bloomberg ha pubblicato pochi giorni fa un articolo (http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-10-01/volkswagen-too-big-to-fail-for-germany-s-political-classes) dall’inequivocabile titolo “Perché Volkswagen è troppo grande per fallire per la classe politica tedesca”, in cui, fra l’altro, si ricorda come Angela Merkel sarebbe già in passato (2013) intervenuta per cercare di ammorbidire la legislazione europea in materia di controllo dell’inquinamento, ricordando che il progresso in termini di protezione ambientale dovrebbe essere gestito in maniera da non indebolire l’industria tedesca, che, sul mercato delle auto, basa non meno del 20% delle esportazioni.

Cosa può succedere d’ora in avanti, insomma, non lo sa di preciso nessuno, ma può darsi che si debba iniziare tutti a familiarizzare con l’ipotesi più rassicurante e favolosa di tutte, e cioè che possa non capitare proprio niente.

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