Difensore squalificato per due anni per atto indecente verso un avversario

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Difensore squalificato per due anni per atto indecente verso un avversario

Vita dura, quella di certi difensori, a dover fronteggiare attaccanti tremendi, ai quali madre natura, in un impeto di incontrollata generosità, ha voluto regalare velocità, fisico e potenza.

Di fronte a questi semidei, i difensori, spesso, fanno quello che possono. Vivono di espedienti, persino, correndo lungo il confine sottile fra lecito e illecito, spintonando, tirando magliette e gomitate. Alcuni arrivano all’intimidazione.

Claudio Gentile, ai Mondiali di Calcio dell’82, con ancora in mano i brandelli gialli della maglia di Zico, è uno di quei difensori che ha incarnato lo spirito di un’epoca calcistica. Un modo di giocare a pallone duro, spigoloso, un mondo in cui gli attaccanti dovevano spesso difendersi da sé, come faceva Boninsegna, come faceva Gigi Riva, che correva a gomiti larghi, come ad allargare il proprio spazio vitale.

Oggi il mondo del calcio è cambiato. Certi atteggiamenti estremi non sono più tollerati e, come riflesso della salvaguardia del bel gioco e dello spettacolo, gli attaccanti sono più protetti.

O, almeno, questo dovrebbe essere, in teoria.

Sì, perché, in pratica, il dualismo fra il difensore comune mortale e l’attaccante baciato dalla sorte non è, in realtà, affatto risolto. Continua anzi a perpetrarsi, nelle penombre in cui gli arbitri faticano a vedere, ovvero in modi più subdoli, fastidiosi. A volte indegni.

Come nel caso del difensore tanzaniano Juma Said, 31 enne in forza al Mbeya City.

Said, nella partita dello scorso 27 settembre, forse esasperato dalle movenze dell’uomo che avrebbe dovuto marcare, tale John Bocco, ha deciso di giocarsi l’ultima carta, quella dell’intimidazione fisica. Non visto (o meglio, pensando di non essere visto) ha allungato una mano verso il posteriore di Bocco e ha mimato – diciamo così – il gesto di inserire un dito di sua proprietà in un orifizio di non sua proprietà.

La stessa cosa che fece il cileno Gonzalo Jara all’uruguaiano Cavani nell’ultima Copa America.

Scopo del gesto è quello di innervosire l’avversario, imbarazzarlo, spiazzarlo e, con ciò, evitare che possa segnare un gol.

Superfluo evidenziare la stonatura fra la natura sportiva dell’obiettivo e quella sleale dei mezzi per ottenerlo. Più onesto un cazzotto in facciata, perché un cazzotto in faccia lo abbiamo tirato e preso tutti, mentre un gesto come quello di Said ha un sapore di malaffare carcerario che, per fortuna, non è cosa di tutti.

A sanzionare Said, comunque, ci ha pensato per prima la Tanzania Football Association, che ha deciso per una squalifica di due anni per “atto di indecenza” e una multa di 930 dollari. Nel frattempo, il club Mbeya City, ha riunito una commissione per visionare le immagini della partita e, se necessario, incrementare la punizione con nuove sanzioni.

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