Direttiva Brrd, da gennaio correntisti compartecipi delle perdite delle banche COMMENTA  

Direttiva Brrd, da gennaio correntisti compartecipi delle perdite delle banche COMMENTA  

Si chiama Direttiva Brrd, Bank Recovery and Resolution Directive, viene dall’Europa e tratta del salvataggio di istituti bancari in difficoltà.

È stata accolta in Italia con un recente disegno di legge approvato lo scorso 10 settembre dal Consiglio dei Ministri e ora al vaglio del Parlamento, perciò non si sa né come, né in che forma potrà in effetti diventare operativa, ma gli attuali contenuti e, in generale, l’obiettivo della direttiva meritano la massima attenzione.

Se infatti finora, in tutti i casi in cui una o più banche si sono trovate in difficoltà sono sempre intervenuti gli Stati, d’ora in avanti potrebbe non essere più così.

Il sistema immaginato dalla Brrd propone un meccanismo del tutto diverso.

A intervenire per risolvere le difficoltà di una banca potrebbero essere, d’ora in avanti, gli azionisti, gli obbligazionisti e i correntisti della stessa, che dovrebbero rinunciare di fatto a parte della loro liquidità per ‘rimpolpare’ le casse dell’istituto di credito e toglierlo dai pasticci.

L’ordine con cui i diversi soggetti potrebbero essere chiamati a intervenire rispetterebbe l’elenco appena fatto. Per primi, infatti, sarebbero chiamati in causa gli azionisti, cioè coloro che detengono titoli della banca.

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Nel caso in cui questa misura non fosse sufficiente, allora dovrebbero intervenire gli obbligazionisti, cioè coloro che detengono obbligazioni emesse dalla banca, a partire dai possessori di titoli di tipo subordinato (quelle per le quali si accetta, all’atto della sottoscrizione, un margine di rischio superiore), per poi arrivare ai possessori di titoli senior. Se anche tutte queste misure non dovessero essere sufficienti, la banca avrebbe la possibilità di attingere ai conti correnti dei suoi clienti.

Si tratta di una misura estrema, è chiaro, ma la Brrd prevede questo meccanismo per salvare le banche in difficoltà. Il prelievo dai risparmi dei correntisti potrebbe essere effettuato solo sulla cifra eccedente i 100 mila euro (per ciascun correntista e per ciascun istituto), al di sotto dei quali è comunque previsto il fondo per la tutela dei depositi interbancari.

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