Domani l’inizio dei colloqui di pace a Washington

Pubblicato da Laura Ghirra il 1 settembre 2010 23:09

Si apriranno domani a Washington i colloqui di pace per il Medio Oriente: insieme al presidente americano Barack Obama, il primo ministro di Israele Benyamin Netanyahu ed il presidente dell’Anp Abu Mazen tenteranno di trovare il giusto compromesso per dare un assetto duraturo e stabile alla regione entro un anno. Rivolto ad Abu Mazen, Netanyahu ha detto:

“Ogni pace comincia dai leader. Presidente Abbas lei è il mio partner per la pace. Spetta a noi di vivere uno accanto all’altro e con l’altro”.

Le aspettative sui colloqui, dopo il fallimento dei precedenti, sono in realtà alquanto basse. Ad aumentare la tensione di questi giorni, si è aggiunta ieri l’uccisione di quattro israeliani nei pressi di Hebron, trucidati con decine di proiettili in un attentato già rivendicato da Hamas. Lo stesso Abu Mazen ha condannato l’attacco come “oltraggioso” mentre Shimon Peres, capo di stato israeliano, ha affermato:  ”Con i terroristi non è possibile negoziare” ma ”occorre trattare con quanti si oppongono al terrorismo e vogliono la pace”. Mentre pronunciava queste parole, i coloni israeliani hanno annunciato che – per protesta contro l’attacco – violeranno il congelamento di dieci mesi degli insediamenti deciso dal governo.

Dalla sede dei colloqui, Netanyahu ha fatto rapidamente capire di non essere disposto a costruire una pace che non vada di pari passo con la sicurezza del suo Paese e con “la difesa dai suoi nemici”. Quando il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha ipotizzato la divisione di Gerusalemme in due parti secondo linee di carattere demografico, una sotto la giurisdizione palestinese e una sotto quella ebraica, un membro della delegazione del primo ministro ha fatto sapere da Washington che la città resterà “la capitale indivisibile di Israele”.

All’appuntamento di settembre sono stati invitati alla Casa Bianca anche il presidente egiziano Hosni Mubarak e re Abdallah di Giordania, oltre a Tony Blair, il negoziatore del Quartetto (composto da Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia ed impegnato nella mediazione del conflitto arabo-israeliano). Hamas ha invece bocciato l’appello americano. “Questo invito – ha dichiarato il portavoce del movimento islamico, Sami Abu Zuhri – è un nuovo tentativo di ingannare il popolo palestinese dopo Annapolis, dove fu promesso uno Stato palestinese entro un anno ma da allora siamo ancora al punto di partenza”. Un primo incontro per fare il punto sui negoziati tra i rappresentanti del Quartetto e quelli della Lega araba si terrà a fine settembre a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu.

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