Domenica Catalogna al voto, secessionisti in ampio vantaggio COMMENTA  

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Junts pel sì. Questo è il nome della coalizione di partiti che, domenica prossima, molti catalani potrebbero decidere di votare.
Quanti non si sa. Di certo molti, appunto. Secondo alcuni sondaggi moltissimi, al punto da poter conquistare fino a 75 seggi. Se così fosse, significherebbe maggioranza in parlamento e via al progetto secessionista.

Il leader della coalizione, il presidente uscente Artur Mas, è un politico navigato, un esperto conoscitore della Catalogna e del suo popolo. Nominato presidente della Generalitat de Catalunya (presidente di regione, si potrebbe dire, ma con alcuni poteri in più) per la prima volta nel 2010 a seguito del sorprendente successo della coalizione filo indipendentista – già allora – Ciu, si è dimesso per avere fallito nelle trattative per il patto fiscale catalano, ma è stato rieletto nel 2012 e, da allora, governa la regione.

Qualche mese fa ha provato a indire un referendum per l’indipendenza della Catalogna, sul modello di quello scozzese, e, di fronte alla mancata autorizzazione da parte del governo centrale di Madrid, ha trasformato le ormai imminenti elezioni regionali in una vera e propria consultazione per separazione dal resto della Spagna.

Come detto, i sondaggi gli riconoscono un vantaggio consistente, perciò la vittoria del fronte indipendentista è, a questo punto, molto probabile.
A nulla (ammesso che non abbiano addirittura sortito l’effetto opposto) sono valsi i numerosi richiami all’indirizzo di Barcellona. La Commissione Europea ha sottolineato che le eventuali nuove regioni nate dalla separazione da uno stato esistente non godrebbero dello status della nazione originaria, né in termini di appartenenza all’Unione, né – soprattutto – dal punto di vista dei trattati commerciali. Il presidente USA Barack Obama, seppure in modo molto morbido, ha fatto appello all’unità della Spagna, e lo stesso hanno fatto Angela Merkel e David Cameron, loro, invece, in modo molto diretto.

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La Catalogna è la zona più industrializzata della Spagna e copre, da sola, circa un quarto del prodotto nazionale. È una regione che brama l’indipendenza da secoli, orgogliosa e che si identifica con il proprio territorio e la propria lingua. Sondaggi a parte, è più che credibile che decida per l’indipendenza.
Artur Mas ha già prospettato un programma che potrebbe portare ad una totale secessione nell’arco di 18 mesi. Ma, come detto, lui è un politico esperto e, proprio per questo, cercherà di portare alla Catalogna il massimo vantaggio, che forse potrebbe consistere più in maggiori privilegi e autonomie da Madrid che in un distacco che, in effetti, si presenterebbe, almeno all’inizio, come molto problematico.

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