Dopo Maldini il buio COMMENTA  

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Se lo immaginava sicuamente diverso il suo ultimo derby Paolo Maldini. Nella serata magica dell’inter e di Morinho, che ipotecano lo scudetto, sono emerse tutte le difficoltà della squadra rossonera. Se il centrocampo, con il solo Ambrosini come interditore, è riuscito a reggere l’aggressività e la fisicità di Muntari, Cambiasso e Stankovic (e Viera nel finale), la stessa cosa non si può dire della difesa, per 90 minuti in balia dell’asse Adriano-Ibra.

Adriano Gagliani si è chiuso in un mutismo insolito mentre le sirene inglesi e spagnole per Ancellotti si fanno sempre più insistenti (nonostante le smentite dello stesso allenatore). Il problema difesa, però, almeno per questa volta, non è da imputare né agli infortuni (escluso il caso Nesta) né a squalifiche: la colpa è tutta della dirigenza e di una campagna acquisti “miope”, sia a luglio che a gennaio, delle vere necessità della squadra.

Si sono comprate mezze punte e centrocampisti senza colmare i vuoti in difesa e nel ruolo di centravanti. Come si fa, infatti, a giocare con Bekham, tra i più bravi crossatori della storia del calcio, e non avere un colpitore di testa di “razza”, una torre, in mezzo all’area? Paolo Maldini domenica ha fatto quel che ha potuto; kaladze ha confermato tutte le perplessità intorno alla sua affidabilità.

Per ripartire il prossimo anno è proprio in difesa che bisognerà mettere mano almeno con un altro campione, oltre Thiago Silva. Tra i papabili Carvalho, Puyol e Zapata.

I primi due sono senz’altro nomi molto più evocativi, ma non è da trascurare l’apporto del giovane colombiano (cresciuto tantissimo in questi anni a Udine).

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