Ecco cosa prevede il Motus Proprio di Ratzinger COMMENTA  

Ecco cosa prevede il Motus Proprio di Ratzinger COMMENTA  

 

Benedetto XVI ha pubblicato il Motu Proprio, la lettera apostolica con cui , modificando le norme vigenti, permette che il Conclave inizi anticipatamente.

Sul documento si legge che è stata “conservata l’indicazione di quindici giorni” dall’avvio della sede apostolica vacante, “ma al collegio dei cardinali è concessa la facoltà di anticipare l’inizio del conclave se consta la presenza di tutti i cardinali elettori” a Roma, “come pure di protrarre fino al massimo di 20 giorni“. La ragione dell’anticipo trova spiegazione nel fatto che, non dovendo celebrare i funerali di un Papa, non è necessario aspettare i nove giorni canonici di lutto.


Altra plausibile motivazione potrebbe essere quella di evitare che saltino fuori ulteriori scandali durante le tre settimane che mancano all’inizio del Conclave.

Del resto il Vaticano ultimamente è finito nell’occhio del ciclone per le vicende relative allo Ior (  acquisto di Antonveneta e legami con Mps), per i documenti divulgati dal “corvo” e per i casi di pedofilia che hanno contribuito ad affossarne l’immagine.

Poche ore prima di emanare il Motu Proprio Ratzinger ha confermato che la relazione top secret sul Vatileaks ,consegnata lo scorso 17 dicembre da tre cardinali dopo un’indagine interna al Vaticano, resterà segreta e non verrà rivelata pertanto ai partecipanti al Conclave. I tre cardinali che hanno condotto l’indagine sono Julian Herranz (opus dei),l’arcivescovo emerito di Palermo Salvatore De Giorgi e l’ex prefetto di Propaganda Fide Josef Tomko.

La nota recita “ Il Santo Padre ha deciso che gli atti dell’indagine, del cui contenuto solo sua santità è a conoscenza, rimangono a disposizione unicamente del nuovo pontefice”.


Tale decisione, insieme alla nota di Bertone fatta pubblicare dalla Segreteria di Stato vaticana,( in cui si attaccano duramente i media che divulgano “false notizie” per influenzare il Conclave), avalla l’ipotesi di voler accelerare il Conclave proprio per evitare che altre scomode verità saltino fuori.


Veniamo ai dettagli del Motu Proprio: è stato firmato il 22 febbraio e prevede alcune modifiche alle norme relative all`elezione del pontefice (‘normas nonnullas’ in latino).

Per prima cosa, modifica il numero 37 della costituzione apostolica Universi dominici gregis di Giovanni Paolo II con il seguente testo: “ordino inoltre che, dal momento in cui la sede apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il conclave; lascio peraltro al collegio dei cardinali la facoltà di anticipare l`inizio del conclave se consta della presenza di tutti i cardinali elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l`inizio dell`elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’ inizio della sede vacante, tutti i cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione”.

La data dunque verrà stabilita dai cardinali, i quali probabilmente saranno a Roma il 28 febbraio, quando Ratzinger si congederà definitivamente.

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Benedetto XVI afferma poi che il diritto di voto è inalienabile  :”Nessun cardinale elettore-potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, fermo restando quanto prescritto dalla costituzione Universi dominici gregis.”

Si tratta forse di una puntualizzazione per mettere a tacere le campagne internazionali che vorrebbero escludere dal Conclave i cardinali coinvolti nei casi di pedofilia.

A questo proposito ricordiamo che l’Arcivescovo di Edimburgo Keith O’Brien, accusato di molestie sessuali perpetrate negli anni ’80 verso due seminaristi, ha deciso di dimettersi anticipatamente. Sebbene formalmente si tratti di dimissioni per limite d’età, obbligatorie al compimento dei 75 anni, in realtà O’Brien ( compirà 75 anni a marzo), ha spiegato che non parteciperà al Conclave perchéNon voglio che l’attenzione dei media a Roma sia concentrata su di me” ha poi aggiunto “per eventuali errori, mi scuso con tutti coloro che ho offeso”.

Il Motu Proprio ha altresì precisato le norme per la segretezza del conclave: “l’intero territorio della città del vaticano e anche l’attività ordinaria degli uffici aventi sede entro il suo ambito dovranno essere regolati, per detto periodo, in modo da assicurare la riservatezza e il libero svolgimento di tutte le operazioni connesse con l’elezione del sommo pontefice. In particolare si dovrà provvedere, anche con l’aiuto di prelati chierici di camera, che i cardinali elettori non siano avvicinati da nessuno durante il percorso dalla domus sanctae marthae al palazzo apostolico vaticano”.

Insomma i cardinali non potranno avere contatti con persone estranee al collegio degli elettori, non possono comunicare con l’esterno, non possono registrare le sessioni in Cappella Sistina, altrimenti potranno essere scomunicati, secondo quanto stabilito nel giuramento dei cardinali  : “che per qualsivoglia motivo e in qualsiasi tempo venissero a conoscenza da chiunque di quanto direttamente o indirettamente concerne gli atti propri dell’elezione e, in modo particolare, di quanto attiene agli scrutini avvenuti nell’elezione stessa, sono obbligate a stretto segreto con qualunque persona estranea al collegio dei cardinali elettori: per tale scopo, prima dell’inizio delle operazioni dell’elezione, dovranno prestare giuramento” secondo precise modalità nella consapevolezza che una sua infrazione comporterà “la pena della scomunica ‘latae sententiae’ riservata alla sede apostolica”.

Insomma i ”corvi” sono avvisati!

Viene poi confermato il quorum bulgaro per l’elezione del Pontefice: almeno due terzi dei votanti ( arrotondamento in eccesso): “Aboliti i modi di elezione detti per acclamationem seu inspirationem e per compromissum, la forma di elezione del romano pontefice sarà d’ora in poi unicamente per scrutinium“. Il Papa stabilisce, pertanto, “che per la valida elezione del romano pontefice si richiedono almeno i due terzi dei suffragi, computati sulla base degli elettori presenti e votanti“.

Se le votazioni di cui ai nn. 72, 73 E 74″ della costituzione Universi dominici gregis non avranno esito, è stabilito che “sia dedicato un giorno alla preghiera, alla riflessione e al dialogo“.

Per le successive elezioni, “avranno voce passiva soltanto i due nomi che nel precedente scrutinio avevano ottenuto il maggior numero di voti, nè si potrà recedere dalla disposizione che per la valida elezione, anche in questi scrutini, è richiesta la maggioranza qualificata di almeno due terzi di suffragi dei cardinali presenti e votanti. In queste votazioni, i due nomi che hanno voce passiva non hanno voce attiva”.

Avvenuta canonicamente l’elezione, l’ultimo dei cardinali diaconi chiama nell’aula dell’elezione il segretario del collegio dei cardinali, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e due cerimonieri; quindi, il cardinale decano, o il primo dei cardinali per ordine e anzianità, a nome di tutto il collegio degli elettori chiede il consenso dell’eletto con le seguenti parole: “Accetti la tua elezione canonica a sommo pontefice?”. E appena ricevuto il consenso, gli chiede: “Come vuoi essere chiamato?”. Allora il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, con funzione di notaio e avendo per testimoni due cerimonieri, redige un documento circa l’accettazione del nuovo pontefice e il nome da lui assunto”.

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