Ecco gli strani casi con protagonista il Pontefice e la data del 11 febbraio COMMENTA  

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Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.

  La ingravescentem aetatem cioé  l’età avanzata.  Questo tra i motivi addotti da Benedetto XVI, per le sue dimissioni. La sua decisione, annunciata in latino davanti al collegio cardinalizio e alla Casa Pontificia riunite per un concistoro di canonizzazione, è stata accolta nel più profondo silenzio e con smarrimento. Nell’annunciare in latino la sua decisione di dimettersi, il Papa aveva una voce solenne ma serena, e il volto un po’ stanco.

 

” Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005 “, ha detto Benedetto XVI.

 ” Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti “, ha aggiunto il Papa.

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Il Papa ha indicato il 28 febbraio per il termine del pontificato e chiesto che si indica un conclave per l’elezione del successore. La “sede vacante” dopo le dimissioni di Benedetto XVI scatta dalle ore 20.00 del 28 febbraio. Lo ha detto il Papa annunciando ai cardinali la decisione di dimettersi. Dovrà quindi essere convocato un conclave per l’elezione del nuovo Papa.  Tutto questo in un giorno 11 febbraio anniversario dei patti Lateranensi tra stato Italiano e chiesa con la nascita dello Stato del Vaticano.  Adesso voglio raccontarvi una mia vicende che in questo caso voglio riprendere e farvi conoscere.  Alcuni mesi fa rovistando in una cantina,  di una villa nel centro di Cursi,  appartenuta alla famiglia De Pietro, con il permesso del proprietario,  mi sono ritrovato tra le altre cose,  un documento importante che voglio far conoscere pure a voi.  In particolare ho potuto spulciare ed approfondire alcuni documenti buttati nell’umidissima cantina e sparsi nelle stanze della villa,  immersa in un bellissimo parco verde,  che oltre alle specie vegetali, contiene anche notevoli manufatti artistici,  come,  la colonna della vergogna in pietra leccese,  una volta situata nella piazza centrale di Cursi.  Alla colonna veniva legata l’adultera di turno ed esposta al pubblico ludibrio.  La villa ed i documenti appartenevano a Michele De Pietro divenuto senatore nel 1948, ricoprì il ruolo di vice-presidente del Senato della Repubblica sino al 18 gennaio del 1954,  venne nominato Ministro di Grazia e Giustizia nel governo Fanfani e successivamente nel governo Scelba.  Si distinse tra gli avvocati difensori nel processo relativo al caso Montesi, al punto da divenire presidente dell’Ordine degli Avvocati e dei Procuratori presso la Corte d’Appello e il Tribunale di Lecce.  Nel 1959 venne eletto dal Parlamento al primo Consiglio Superiore della Magistratura quale uno dei sette “membri laici”, ed in seguito ricoprì la carica di Vice Presidente dello stesso organo.  Il suo nome oggi ricorre nella toponomastica cittadina di Lecce,  perchè a lui fu intitolato il viale d’ingresso in città, dove oggi insiste il tribunale. Il documento ritrovato è un vecchio giornale ingiallito dal tempo del aprile 1928, dove accanto al titolo del giornale ” In alto ! ” vergato di proprio pugno, vi è un ringraziamento del pontefice Pio XI, firmatario da lì a qualche mese dei patti lateranensi, con cui nasce lo Stato del Vaticano. Un ringraziamento alle donne cattoliche, a cui apparteneva anche Clementina Fumarola moglie di Michele De Pietro. Ecco il testo ” Volentieri e ringraziando Iddio riconosciamo alle Nostre brave Donne Cattoliche il merito, che l’apostolo San Paolo riconosceva a quelle del suo tempo (Paolo IV. 3) di lavorare con Noi pel trionfo del Vangelo e con grato animo le benediciamo . firmato Pius pp. XI ” . Ma chi era Pio XI ?  Nato il 31 maggio 1857, a Desio,  quarto di cinque figli, viene battezzato il giorno dopo la nascita, con il nome di Achille Ambrogio Damiano Ratti ( il nome Ambrogio in onore del nonno paterno, suo padrino di battesimo ). Avviato alla carriera ecclesiastica dall’esempio dello zio Don Damiano Ratti. L’esempio più significativo è il rapporto intrattenuto con Tommaso Gallarati Scotti, figlio di Gian Carlo, principe di Molfetta, e di Maria Luisa Melzi d’Eril.  Ratti fu amico di famiglia dei Gallarati Scotti,  oltre che catechista ed istruttore agli studi del giovane Tommaso, ricordiamo come i Gallarati Scotti, nobile famiglia milanese, furono gli ultimi feudatari di Galatina agli inizi del XIX secolo. Nel 1918 papa Benedetto XV lo nominò visitatore apostolico per la Polonia e la Lituania e successivamente, nel 1919, nunzio apostolico ( cioè rappresentante diplomatico presso la Polonia ) e fu elevato al rango di arcivescovo.  Nell’ottobre del 1921, una volta divenuto arcivescovo di Milano, si venne a formare per lui la convinzione che il pericolo principale dalla quale la Chiesa cattolica si doveva difendere fosse il bolscevismo.  Di qui la cifra che spiega il suo operato successivo: la sua politica sociale volta a contendere le masse al comunismo ed ai nazionalismi. Achille Ratti fu eletto papa il 6 febbraio 1922 alla quattordicesima votazione.  Il conclave era stato in effetti molto contrastato, la sua prima enciclica “Ubi arcano Dei consilio”,  del 23 dicembre 1922,  manifestò il programma del suo pontificato, peraltro ben riassunto nel suo motto “pax Christi in regno Christi”, la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Detto altrimenti,  a fronte della tendenza a ridurre la fede a questione privata,  papa Pio XI pensava invece che i cattolici dovessero operare per creare una società totalmente cristiana, nella quale Cristo regnasse su ogni aspetto della vita. Papa Pio XI procedette a numerose beatificazioni, e canonizzazioni,  per un totale di 496 beati e 33 santi.  Pio XI normalizzò i rapporti con lo Stato italiano grazie al Concordato dell’11 febbraio 1929 cui si aggiunsero quelli con numerose nazioni europee.  Non pregiudizialmente ostile a Mussolini,  Achille Ratti limitò fortemente l’azione del Partito popolare favorendone lo scioglimento, e rinnegò ogni tentativo di Sturzo di ricostituire il partito. Ebbe però ad affrontare controversie e scontri con il fascismo a causa dei tentativi del regime di egemonizzare l’educazione della gioventù e per le ingerenze del regime nella vita della Chiesa. Emise l’enciclica Quas Primas dove veniva stabilita la festa di Cristo Re a ricordare il diritto della religione a pervadere tutti i campi della vita quotidiana: dallo stato, all’economia, all’arte. Per richiamare i laici ad un maggiore coinvolgimento religioso, nel 1923 venne riorganizzata l’Azione Cattolica (di cui disse “questa è la pupilla dei miei occhi”).  L’11 febbraio 1929 il Papa fu l’artefice della firma dei Patti Lateranensi tra il cardinale Pietro Gasparri ed il governo fascista di Benito Mussolini.  Con il Concordato, stipulato nel palazzo di San Giovanni in Laterano, e costituito da tre atti distinti, veniva data alla Santa Sede la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano, riconoscendolo come soggetto del diritto internazionale e come enclave nella città di Roma,  in cambio dell’abbandono da parte del Vaticano di pretese territoriali sul precedente Stato Pontificio;  mentre la Santa Sede riconosceva il Regno d’Italia con la capitale a Roma. A compensazione delle perdite territoriali e come supporto nel periodo transitorio,  il governo garantiva un trasferimento di denaro consistente in 750 milioni di lire in contanti e di un miliardo in titoli di Stato al 5 per cento che,  investito da Bernadino Nogara sia in immobili che in attività produttive,  pose le basi per l’attuale struttura economica del Vaticano. 

Il trattato richiamava inoltre l’articolo 1 dello Statuto Albertino, riaffermando la religione cattolica come la sola religione di Stato.  I Patti Lateranensi imponevano ai vescovi di giurare fedeltà allo Stato italiano, ma soprattutto stabilivano alcuni sostanziosi privilegi per la Chiesa cattolica: al matrimonio religioso venivano riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano sotto i tribunali ecclesiastici; l’insegnamento della dottrina cattolica, definita “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”, diventava obbligatorio nelle scuole elementari e medie; i preti spretati o colpiti da censura ecclesiastica non potevano ottenere o conservare alcun impiego pubblico nello Stato italiano. Per il regime fascista i Patti Lateranensi costituirono una preziosa legittimazione. Appassionato delle scienze fin dalla gioventù e attento osservatore dello sviluppo tecnologico,  fondò la Radio Vaticana, modernizzò la Biblioteca Vaticana e ricostituì con la collaborazione di padre Agostino Gemelli nel 1936 la Pontificia Accademia delle Scienze,  ammettendovi anche personalità non cattoliche e pure non credenti. Nel febbraio 1939 Pio XI convocò a Roma tutto l’episcopato italiano in occasione del I decennale della “conciliazione” con lo Stato Italiano,  del XVII anno del suo pontificato e il 40º anno del suo sacerdozio.  Nei giorni 11 e 12 febbraio egli avrebbe pronunciato un importante discorso,  preparato da mesi,  che sarebbe stato il suo testamento spirituale e dove, probabilmente, avrebbe denunciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte del governo fascista e le persecuzioni razziali in Germania.  Tale discorso è rimasto segreto fino al pontificato di papa Giovanni XXIII quando nel 1959 vennero pubblicate alcune parti.  Egli infatti morì per un attacco cardiaco dopo una lunga malattia, nella notte del 10 febbraio 1939.  È ormai assodato che il testo del discorso fu fatto distruggere per ordine di Pacelli,  al tempo Cardinal Segretario di Stato che auspicava di intraprendere nuove e più pacate relazioni con la Germania e l’Italia. Sulla base di un presunto memoriale del cardinale Tisserant ritrovato nel 1972, prese corpo la leggenda che Pio XI fosse stato avvelenato per ordine di Benito Mussolini,  il quale avendo avuto sentore della possibilità di essere condannato e forse scomunicato avrebbe incaricato il professore medico Francesco Petacci di avvelenare il Pontefice.  Questa teoria venne seccamente smentita dal cardinale Carlo Confalonieri, segretario personale di Pio XI.

Raimondo Rodia

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