Ecco perchè Ibrahimovic non ha ricevuto lo sconto

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Ecco perchè Ibrahimovic non ha ricevuto lo sconto

La sfida-scudetto perde il protagonista più atteso. Niente Milan-Juve quindi per Zlatan Ibrahimovic che si è visto respingere il ricorso presentato dal Milan avverso ai tre turni di squalifica comminati all’attaccante svedese lo scorso 7 febbraio dopo lo schiaffo rifilato a Salvatore Aronica al 63’ di Milan-Napoli. “E’ un grave errore giuridico perché la sentenza applic una sanzione destinata agli atti violenti ad un atto che violento non è stato” ha dichiarato l’avvocato della società Leandro Cantamessa, che aveva steso il ricorso. In effetti si tratta di una decisione in controtendenza rispetto a quella della scorsa stagione quando, dopo il pugno al barese Marco Rossi, la squalifica di Ibra fu ridotta in sede d’appello da tre a due turni. Ma leggendo tra le pieghe del Regolamento è venuto il momento di fare chiarezza e di specificare che il comportamento tenuto da Ibrahimovic risponde perfettamente al caso di una “condotta violenta”: il Codice infatti non distingue tra un buffetto e uno schiaffo equiparando quindi il gesto di Ibra a quello di Aronica che rifilò un colpo comunque più lieve a Nocerino.

Perché quindi il difensore del Napoli non è stato squalificato? Semplice: perché l’arbitro né i suoi assistenti videro l’episodio e pertanto lo stop sarebbe dovuto arrivare solo attraverso la prova televisiva.

Ma lo strumento differito delle immagini tv, a differenza di un’espulsione per gioco violento, prevede proprio la suddetta distinzione tra un colpo violento e “lesivo” ed uno più lieve: ecco quindi che il gesto più intimidatorio che pericoloso o violento di Aronica non fu ritenuto degno di essere punito. Ibra invece ebbe la “sfortuna” di essere colto in flagrante dalla terna arbitrale, e da quel momento il suo destino apparve segnato. Regola discutibile? Forse, però dura lex, sed lex. La succitata situazione con Marco Rossi risalente allo scorso campionato ebbe infatti risvolti molto diversi: nel ricorso l’avvocato Cantamessa sostenne che il colpo subito dal difensore del Bari fu sì sferrato da Ibra ma con il pallone ancora giocabile pertanto, con un vero e proprio prodigio giuridico, il legale rossonero riuscì a dimostrare che lo svedese era quella di divincolarsi dalla morsa di Rossi. Una tesi ardita ma comunque accettabile, da qui lo sconto.

Detto questo, sembra che il niet ad Ibra non abbia fatto piacere a nessuno.

Non solo ad Allegri, che senza il suo totem dovrà inventarsi una formazione diversa oppure scommettere su Lopez, l’unico della rosa che abbia caratteristiche (ma non certo qualità) simili allo svedese, ma pure alla Juventus. Perché se le dichiarazioni di Marotta, Conte (“Voglio Ibra in campo” aveva detto lunedì) e Pirlo (“Spero che Zlatan giochi”) sono state dettate dal fair play più che dalla sincerità, di certo gli amanti della statistica, soprattutto quelli di fede bianconera, non potranno che preoccuparsi. Per diversi motivi. In primo luogo il fatto che contro la Juventus, da ex, Ibrahimovic ha sempre ottenuto magre figure e tante sconfitte con una sola rete, peraltro inutile, all’attivo, quella dell’1-2 nella partita d’andata dello scorso campionato. Poi perché, statistiche alla mano, il Milan senza di lui ha quasi sempre vinto, per quanto paradossale il dato possa essere.

E poi, c’è la cabala: come dimenticare infatti il precedente del maggio 2005 quando, proprio orfana di Ibra appiedato dal giudice per un motivo simile (prova tv dopo una “cravatta” a Cordoba in Juve-Inter), la squadra allenata da Capello trionfò nello scontro-scudetto dell’8 maggio volando verso lo scudetto (poi revocato)? E come dimenticare pure che undici mesi fa, con Zlatan ancora fermo proprio a causa del cartellino rosso rimediato contro il Bari, il suo sostituto Pato trascinò il Milan alla vittoria nella decisiva partita contro il Milan.

Quando la giustizia scontenta tutti…

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