Ecomafia: aumentano i crimini ambientali in Emilia Romagna COMMENTA  

Ecomafia: aumentano i crimini ambientali in Emilia Romagna COMMENTA  

Il termine ecomafia viene coniato nel 1997 da Legambiente per indicare il sistema di attività illecite perpetrate a danno dell’ambiente da organizzazioni di tipo mafioso con la connivenza di pubbliche amministarzioni e privati.
Il “rapporto ecomafia” viene presentato ogni anno, regione per regione avvalendosi dei dati forniti dalle forze dell’ordine e dalle inchieste della magistratura che indagano sul fronte degli illeciti ambientali.
Il quadro che ne emerge è sconcertante e non solo per il sud Italia, tradizionalmente in balia dell’arbitrio mafioso, anche il laborioso e tranquillo nord risulta intaccato dal morbo della criminalità organizzata che ha qui ormai le sue basi e gestisce indisturbato il suo bussiness.

La Dia ( dipartimento investigativo antimafia) ha definito l’Emilia Romagna la “Gomorra del nord”, terra di conquista dei Casalesi, dei Lo Piccolo e della ‘ndrangheta “, responsabili della pressione estorsiva non soltanto verso imprenditori provenienti dalle stesse aree geografiche ma anche di soggetti locali.
Ma non è nel racket che la malavita fa oggi affari d’oro , i settori deputati al riciclaggio ed all’incremento del capitale mafioso sono ben altri e hanno come bersaglio la salute dell’ambiente e dei cittadini. I futuri morti ammazzati della criminalità organizzata saranno, infatti, morti avvelenati perchè è nel ciclo illegale dei rifiuti e nel ciclo del cemento che viene consentito alle nuove mafie di svolgere i propri traffici.
Nel “rapporto ecomafia 2008″ leggiamo che nella sola Emilia Romagna su 2.923 denunce sono state accertate 260 infrazioni del Codice Ambientale, effettuati 113 sequestri e sbattute in carcere 15 persone. L’ “Operazione Sciacallo”, ” Ecofarsa”, “Pseudocompost” sono solo alcune delle centinaia di indagini dai nomi eloquenti condotte negli ultimi anni dal Corpo Forestale dello Stato e dalle procure emiliane. Esse hanno come comune denominatore il trasferimento di rifiuti speciali pericolosi e tossico/nocivi in discariche non autorizzate attraverso un sistematico giro di falsificazioni autorizzative o, peggio ancora, attraverso lo sversamento coatto degli stessi rifiuti pericolosi nei campi destinati all’agricoltura. Gran parte delle discariche verso cui confluiscono le tonnellate di rifiuti “fuori controllo” sono situate nel sud Italia che ingoia, per il profitto di criminali ed imprenditori inclini al compromesso, la monnezza di tutto il paese a costi dimezzati. Ma discariche abusive sono state rinvenute anche in Emilia Romagna ed in altre regioni del centro nord a riprova del fatto che l’infiltrazione mafiosa nella filiera dell’immondizia ha dimensioni nazionali. Altro terreno propizio al dilagare della criminalità al nord è il cosiddetto ciclo del cemento : escavazioni, grandi opere, abusivismo edilizio, fornitura edilizia e subappalti, conquista del mercato immobiliare da parte di soggetti che agiscono nel totale disprezzo delle regole. Gli stessi cantieri dell’Alta Velocità sono stati oggetto di corpose indagini da parte della Commissione bicamerale di inchiesta sui rifiuti perchè in odor di mafia. In particolare sono state riscontrate irregolarità in numerosi cantieri di ditte subappaltatrici operanti sulla tratta Bologna-Firenze e su quella Bologna-Milano. Nel Settembre 2008 i carabinieri del Noe di Bologna hanno sequestrato un impianto per la fornitura di cemento reo di aver sversato direttamente nel fiume Savena un carico di liquame nero contenente rifiuti tossici. Un esempio come un altro per rendere l’idea di quelli che sono i metodi mafiosi applicati a qualsivoglia ambito operativo. Ed i metodi mafiosi, in quanto mafiosi, sono sempre metodi criminali.

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