Economia: luci ed ombre del governo Monti - Notizie.it

Economia: luci ed ombre del governo Monti

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Economia: luci ed ombre del governo Monti

Mario Monti
Mario Monti

A distanza di circa tre mesi dal suo insediamento, si può cominciare a fare un bilancio, molto provvisorio, del governo presieduto da Mario Monti e della sua incidenza sul sistema Italia, soprattutto da un punto di vista economico. Tra le luci, si possono senz’altro annoverare i benefici effetti della manovra di aggiustamento dei conti pubblici, che ha messo al riparo il paese da ulteriori bufere sui mercati finanziari, in un momento in cui la crisi greca rischiava di portare con sé sul fondo altri paesi, tra cui il nostro. Positivo può essere anche il giudizio sul pacchetto di liberalizzazioni rilasciato dal Governo, anche se nei vari passaggi parlamentari esso è stato svuotato in parte dalle lobbies che si muovono nel ventre molle di partiti che ormai hanno più a cuore il loro destino che quello dell’Italia. Molto positivo è anche da considerare l’atteggiamento estremamente severo dell’esecutivo verso l’evasione fiscale, anche a livello propagandistico, con le operazioni a Cortina, Portofino, Trastevere e in altri posti simbolo di una opulenza che sembra non voler partecipare alla gestione dei conti pubblici, ma solo alla condivisione dei servizi-. Un atteggiamento che ha prodotto una vera e propria rottura di quella simpatia che una volta larga parte degli italiani riservava ai furbetti del fisco, ormai dissoltasi del tutto.

Infine, non si può sottacere l’atteggiamento meno maramaldesco del governo Monti verso quella parte di sindacato che vuole incidere sulla riforma del mercato del lavoro, in netto contrasto con l’assurdo ostracismo decretato da Sacconi quando era Ministro del Lavoro nel governo Berlusconi, teso a rompere il fronte sindacale nonostante quello che ne poteva conseguire sul piano dei rapporti tra parti sociali e tra sindacati considerati nemici (CGIL) e governo.
E adesso veniamo alle note dolenti, che non possono non partire dal dato uscito proprio in questi giorni e riguardante il crollo della produzione industriale nel mese di gennaio. Il quale, a sua volta, non può non essere considerato un effetto collaterale di manovre di aggiustamento dei conti pubblici, che sono state pagate dai soliti noti, quelli che ormai da decenni si accollano i costi della inadeguatezza del sistema di tassazione e riscossione delle imposte. Ormai è abbastanza chiaro come larga parte delle famiglie italiane non ce la faccia più e si ritrovi con un potere di acquisto praticamente azzerato.

Con ovvie ricadute sul piano dei consumi, cui è ormai arrivato il momento di porre rimedio con una riforma degli ammortizzatori sociali in grado di ridare fiato alle fasce più deboli della popolazione. Proprio su questo versante, in fondo, si gioca la vera partita del governo dei tecnici: se riusciranno nell’impresa, avranno vinto la loro scommessa, se non ce la faranno, diventeranno l’ennesima scommessa persa da un paese che, purtroppo, ormai da troppo tempo manca di classi dirigenti all’altezza della situazione.

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