Egitto, Regeni ucciso dalla frattura di una vertebra cervicale

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Egitto, Regeni ucciso dalla frattura di una vertebra cervicale

E’ stata la frattura di una vertebra cervicale a determinare la morte del ricercatore friulano Giulio Regeni. Si tratta della conseguenza di una violenta e innaturale torsione del collo nell’ambito di un pestaggio che, sul corpo del giovane, ha lasciato segni molto evidenti – contusioni, lesioni, escoriazioni più o meno grandi – come accertato dall’equipe di medici legali italiani che, nella giornata di ieri, ha effettuato esami e controlli sulla salma.

Il rientro in Italia di Giulio Regeni

Il corpo di Giulio Regeni è rientrato in Italia ieri poco prima delle ore 14 all’aeroporto romano di Fiumicino a bordo di un volo proveniente dal Cairo. L’esame autoptico è stato eseguito subito, come da disposizioni fornite da Sergio Colaiocco, magistrato della procura di Roma al quale è stata affidata l’inchiesta sulla morte di Regeni, per la quale, al momento, l’ipotesi di reato è quella di omicidio a carico di ignoti.

Le autorità egiziane sostengono che si sia trattato di un pestaggio finito male, con ogni probabilità da attribuire a dei balordi, ma tutto sembra suggerire che l’omicidio sia da collocarsi in un scenario molto più complesso.

Il ministro della Giustizia Orlando, presente all’arrivo del feretro, ha ribadito la volontà dell’Italia che “sia raggiunta al più presto la verità e che sia fatta giustizia” e quindi la richiesta di “piena collaborazione” rivolta all’Egitto, alle cui autorità si chiede di “agire con determinazione, trasparenza e rapidità”. Lapidario invece il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che, nel commentare i recenti arresti al Cairo e le conclusioni cui sembra essere giunta la polizia egiziana, ha detto di ritenere che “siamo lontani dalla verità“, sottolineando che “bisognerà lavorare”.

Un ricercatore che conosceva bene l’opposizione ad Al Sisi

L’ipotesi che Giulio Regeni sia stato ucciso perché vicino agli ambienti dell’opposizione al regime di Al Sisi appare tutt’altro che campata in aria e, forse, il fatto stesso che le autorità egiziane sembrino prenderla in considerazione poco e malvolentieri è da ritenere molto indicativo. Regeni conosceva bene l’universo dei militanti nemici del governo.

Da cronista per il sito Nena News ne aveva scritto con precisione e senza paura, parlando del “contesto autoritario e repressivo”, “dell’ex generale Al Sisi” e delle “iniziative popolari e spontanee che rompono il muro della paura” e rappresentano “una spinta importante per il cambiamento”.

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