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Elementi negativi della riforma della scuola

Cultura

Elementi negativi della riforma della scuola

Elenchiamo di seguito una serie di elementi negativi che riscontriamo nella possibile introduzione di questo sistema:

  1. La laurea triennale non è sufficiente per acquisire competenze in un determinato settore scientifico. Ad oggi, l’insegnante ha alle spalle almeno cinque anni di studio specifico delle materie di propria pertinenza. Se le magistrali abilitanti venissero attivate, di fatto la formazione del futuro insegnante sarebbe limitata solo alle conoscenze acquisite durante la triennale. Poiché infatti non è pensabile attivare delle magistrali abilitanti specifiche per ogni classe di concorso esistente, il Piano Scuola prevede l’attivazione di lauree magistrali in cui sono accorpate più discipline (ad esempio una umanistica, una scientifica, una linguistica, una giuridica, ecc.), il chè significa prevedere un piano di studio che non contiene più gli esami specifici di approfondimento che attualmente sono presenti in un curriculum di un normale corso di laurea magistrale. I 120 crediti andrebbero spariti con il tirocinio di sei mesi, i corsi di didattica e di pedagogia e la realizzazione della tesi di laurea; i restanti sarebbero quelli destinati al proseguimento della formazione, ma di una formazione che dovrebbe appunto preparare a moltissime discipline, a differenza di quanto avviene ora.

    Ne conseguirebbe un abbassamento generale delle competenze di ciascun futuro docente.

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  1. Netta separazione delle carriere. Lo studente si troverebbe di fatto al termine dei tre anni a dover scegliere se continuare a formarsi nel campo di studio che ha scelto e tentare poi da lì altre possibili strade (un dottorato di ricerca, un’ulteriore specializzazione, l’ingresso nel vario mondo del lavoro) o se insegnare, con una netta divaricazione fra le due possibilità.

  2. Le lauree magistrali sarebbero a numero chiuso. Di fatto, poiché questa magistrale abilita soltanto a fare l’insegnante ma non ti rende un insegnante (perché poi per fare l’insegnante dovresti comunque superare un concorso con un numero preciso di posti banditi ogni anno) non si comprende la necessità di inserire un doppio strumento di selezione e sulla base di quale criterio si dovrebbe stabilire il rapporto fra il numero di posti messi a bando per le magistrali abilitanti e quelli per i posti di lavoro come insegnanti.

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