Elezioni nazionali: in testa il Pd, ma Grillo fa l’exploit. Male Pdl e Idv

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Elezioni nazionali: in testa il Pd, ma Grillo fa l’exploit. Male Pdl e Idv

C’è chi sale e c’è chi scende. Poi c’è chi vola e chi sprofonda. Nel primo caso, per citare lo spot di una famosa bevanda, è il Movimento Cinque Stelle ad aver messo le ali.

L’istituto demoscopico Swg, in esclusiva per il programma Agorà, in onda su Rai Tre, ha esaminato le intenzioni di voto nazionali. I risultati che sono emersi premiano indiscutibilmente Beppe Grillo e il suo M5S: il partito (ma guai a chiamarlo così) del politico/comico genovese ha raggiunto risultati sorprendenti, tali da rendere più che un’ipotesi un drastico mutamento nello scacchiere politico e nei seggi in Parlamento.

Secondo la rilevazione, effettuato dal 15 al 17 ottobre, tramite contatti telefonici e online su un campione di elettori di età superiore ai 18 anni, il M5S è saldamente al secondo posto, con il 21%, guadagnando un +1,6 rispetto alla scorsa rilevazione, compiuta il 12 ottobre. A testimoniare l’ascesa dei grillini sono le percentuali in Sicilia e le dichiarazioni di Roberto Weber direttore di Swg: «Se Grillo prende l’8% in Sicilia, alle nazionali va al 21%». I risultati del sondaggio danno Grillo al 14%.

Il M5S adesso è a soli sei punti percentuali dal partito che oggi vincerebbe le elezioni, ossia il Pd con il 25,9%. Anche il Partito Democratico registra una crescita costante con un +0,7 rispetto al sondaggio del 12 ottobre. Al Nord, tuttavia, i punti percentuali che separano Pd da M5S sono solo 3 (25,7% e 22,4%).

Lontanissimo ed in caduta libera il Pdl (14,3%, -0,8), sconquassato dagli ultimi scandali nazionale e regionali, oltre che da contrasti interni, l’ultimo dei quali vede la Santanchè chiedere dai microfoni del Tg4 le dimissioni dei vertici del partito.

Altro partito in netto calo è l’Idv di Di Pietro, che perde 1,5 punti percentuali rispetto a sette giorni fa e si attesta al 4,3%, all’ultimo posto tra i partiti che “contano”, ovvero Lega Nord (6,0%, +0,2), Sel (6,0%, +0,3) e Udc (5,2%, -0,6). Probabilmente gli italiani hanno visto in Grillo il nuovo “campione” contro gli interessi consolidati e l’elemento di rinnovamento, se non di feroce rottura, in una classe politica delegittimata dagli ultimi scandali e sempre più distante dalla gente. Tutte cose che prima caratterizzavano la figura e il programma di Di Pietro. L’ex magistrato è rimasto penalizzato da alcuni clamorosi voltafaccia in momenti culminanti della precedente legislatura (uno su tutti quello di Scilipoti) e dagli atteggiamenti tenuti negli ultimi tempi, prospettando alleanze improbabili (sempre rifiutate dai diretti interessati, tipo Grillo) e rompendo in maniera poco diplomatica (ricordate il video degli zombie) con gli ex alleati del Pd.

Swg, inoltre, ha analizzato anche la fiducia che gli italiani nutrono nell’attuale premier, Mario Monti. Manco a dirlo i dati sono in calo: dopo la presentazione della legge di stabilità la fiducia è scesa dal 39% di una settimana fa al 37% attuale. Cose che capitano quando penalizzi il bilancio familiare con l’aumento dell’Iva e una pesante limitazione alle detrazioni fiscali.

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