La scomparsa del poeta Elio Pagliarani: un’occasione per (ri)scoprirlo COMMENTA  

La scomparsa del poeta Elio Pagliarani: un’occasione per (ri)scoprirlo COMMENTA  

La prevalenza del coccodrillo.

Se ne vanno musicisti, registi e negli ultimi anni anche molti poeti  – che lasciano, insieme ai loro versi, tracce da percorrere per sopravvivere –  e a noi tocca solo l’estremo gesto di informare, coinvolgendo tutte quelle persone che magari fino a quel momento non avevano mai sentito quel nome.  Elio Pagliarani, tanto per gradire, nato a Viserba (RN) il 25 maggio 1927 e morto ieri a Roma.

Poco importa che i giornalisti si siano superati nell’attribuirgli questo o quell’epiteto. Da una parte il poeta viene descritto come ‘il poeta della classe operaia’, per aver narrato in un romanzo in versi (‘il poemetto’, come lo definiva lui) l’aspirazione da travet de ‘La Ragazza Carla’, utilizzando una lingua talmente comune e usuale da divenire archetipica. E che meraviglia il suono sghembo di quel titolo…

Sull’altro versante si trovano articoli commemorativi dove invece Pagliarani diviene addirittura ‘crepuscolare’ (‘Ripensavo la gioia, il tuo alimento/ti guardavo i capelli, il viso chiuso…’). Ma probabilmente i’analisi più accurata la fa proprio il poeta su se stesso. ‘…Mi preoccupava il peso, che mi pareva eccessivo, delle mie vicende personali sulla mia poesia e m’era diventata pesante nello scrivere la tirannia dell’io…’

Ed è così che nascono le due opere principali del poeta, scritte in terza persona: ‘La Ragazza Carla’, che esce nel 1962, anno fecondo per una letteratura attenta ai temi del lavoro (in quell’anno Luciano Bianciardi pubblica ‘La Vita Agra’) e ‘La Ballata di Rudy’.


Una vita di incontri straordinari, da Vittorini a Pier Paolo Pasolini fino a Edoardo Sanguineti e Nanni Balestrini con cui condivide l’appartenenza al Gruppo ’63: con Elio Pagliarani scompare una voce decisamente fondamentale della poesia del Novecento:  tagliente e piena di lucidità rispetto al mondo.


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