Entra in vigore la “Riforma Fornero” ma non convince del tutto la Confagricoltura COMMENTA  

Entra in vigore la “Riforma Fornero” ma non convince del tutto la Confagricoltura COMMENTA  

Sono entrate in vigore mercoledì 18 luglio le norme previste dalla “Riforma Fornero”, ossia la legge 28 giugno 2012, n. 92 recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”. Non del tutto positivo il commento di Confagricoltura Cuneo: “Non convince l’impianto complessivo del provvedimento legislativo – commenta il direttore provinciale Roberto Abellonio -, le cui disposizioni restrittive in materia di flessibilità in entrata trovano piena applicazione alle imprese agricole che occupano impiegati, quadri e dirigenti o che si avvalgono dell’opera di collaboratori “esterni”, quali i prestatori di lavoro occasionale accessorio e i collaboratori a progetto o i titolari di partita Iva. Si complica inoltre di molto il sistema delle dimissioni volontarie di cui siamo ancora in attesa di chiarimenti”.

Per quanto riguarda i temi che maggiormente interessano le imprese agricole che occupano manodopera tuttavia occorre precisare che la riforma non ha apportato sostanziali modifiche allo speciale sistema di regole che disciplina i rapporti di lavoro tra i datori di lavoro agricolo e gli operai agricoli, nonché al relativo apparato di ammortizzatori sociali. Infatti le nuove limitazioni all’utilizzo dei contratti di lavoro a termine previste dalla riforma Fornero (come quelle precedenti) non si applicano ai rapporti con gli operai agricoli a tempo determinato (OTD); pertanto i datori di lavoro agricolo potranno continuare ad occupare OTD in modo pienamente libero e flessibile, senza vincoli di forma, di causale, di durata, di proroga, di reiterazione, di intervallo.

Un discorso a parte merita il lavoro occasionale di tipo accessorio (cosiddetti voucher) per l’agricoltura. L’altalenante posizione assunta dal Governo e dal Parlamento nel corso dell’iter di approvazione – ove si è passati da un inaspettato ampliamento dell’istituto (nella versione originaria del disegno di legge), alla sua sostanziale eliminazione (negli emendamenti dei relatori al Senato), per finire poi quasi alle posizioni di partenza (nel testo definitivo) – ha avuto il solo merito di inasprire i rapporti tra i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro agricolo. “La riforma Fornero difficilmente riuscirà a raggiungere i risultati che si è prefissi, quali quelli di rendere il mercato del lavoro dinamico ed efficiente, di ridurre gli alti tassi di disoccupazione, soprattutto femminile e giovanile, e di aumentare la produttività e la crescita economica”, ha concluso Abellonio.

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