Eroi dimenticati: l’Angelo di Alfredino

Attualità

Eroi dimenticati: l’Angelo di Alfredino

L’uomo, oggi 70enne, per 45 minuti rimase a testa in giù nel pozzo artesiano, a pochi centimetri dal piccolo Alfredino: “Quel giorno mi ha cambiato la vita”. Entrò scarnificandosi nel piccolo buco e scese per 60 metri: era il 12 giugno del 1981

Angelo Licheri, l’ eroe dimenticato, è gravemente malato di diabete. Due suoi amici (ammiratori) partono da Milano in bicicletta per portargli beni di prima necessità a Roma, città dove vive.

L’ho toccato e gli ho parlato ma non sono riuscito a prenderlo: le sue braccia erano piene di fango e mi scivolava“. Queste furono le prime parole che uscirono a stento e quasi sbiascicate per il pianto e lo sforzo immane, dalla bocca piena di terra di Angelo Licheri dopo 45 minuti passati a testa in giù quel maledetto giorno (poco dopo la mezzanotte a cavallo tra il 12 e il 13 giugno: Alfredino cadde il 10). I medici dissero che la soglia massima era di 25 minuti in quella posizione però lui non volle arrendersi e per ben tre volte cercò di mettere l’imbracatura al piccolo Alfredino, ma il buio e il fango viscido resero impossibile quell’ultimo soccorso.

<<Non eri obbligato a scendere, non era compito tuo>>, ma la coscienza e il coraggio presero il sopravvento, proponendoti come volontario per la discesa in un buco di soli 28 centimetri, scarnificandoti a sangue. Adesso ad Angelo Licheri spetta l’amara sorte di un eroe: essere dimenticato. Non ha neanche una pagina di Wikipedia e in moltissimi non sanno nemmeno chi sia. L’inesorabile speculazione della mediaticità l’ha ripudiato senza farlo apparire in nessun programma: <<Questo sarebbe bastato per non scordare un uomo coraggioso e altruista>>. Invece Angelo, l’eroe, ha una semplice pagina persa nel labirinto di Facebook -fatta da qualche anima buona- nulla più. Probabilmente anche i grandi strateghi dell’odience non umano della televisione hanno pensato che quella storia e quell’uomo fossero meno interessanti, per il pubblico, del racconto dettagliato di una soubrette e del suo siero Anti-age.

Si fosse investita solo un’ora all’anno per Angelo, intervistandolo, (giusto per non farcelo dimenticare), e quella stessa ora l’avessero sottratta a un esiliato dalla casa “Grandefratelliana“, forse ora sapremo chi è questo straordianrio uomo, ma non è andata così.

Per non essere dimenticati non è sufficente rischiare la propria vita per quella di un bimbo, gesto di altruismo e coraggio, ma bisogna fare molto di più: avere una farfalla tatuata sul linguine o bestemmiare durante una pseudo diretta, questo fa odience! Angelo Licheri è apparso in televisione solo tre volte: la prima quando uscì dal pozzo artesiano quasi in fin di vita, la seconda quando lo intervistarono e l’ultima volta per chiedere aiuto. Un aiuto finanziario a un eroe malato, senza una gamba per colpa del diabete, e una pensione di pochissimi euro: 350. Il contentino del governo è arrivato due anni fa: 10.000€. “Dopotutto è un eroe“, pensò qualche politico accarezzato da un buonismo gratuito pre elettorale. Angelo tenne l’Italia intera col fiato sospeso: era l’ultimo tentativo per salvare Alfredino e tutti lo sapevano, compreso lui. Per la prima volta si assistette ad una tragedia a reti unificate; mai prima d’ora l’impatto mediatico fu tanto forte, a tal punto da calare un microfono nel profondo buco artesiano, diffondendo nelle case i pianti e le richieste d’aiuto del bimbo scioccando lo spettatore: un morboso esperimento su come avrebbe reagito il pubblico.

Angelo, il tipografo magro, rimase per quarantacinque minuti appeso a testa in giù in quel dannato pozzo vicino Roma.

<<Com’è brutto non ricordare chi ci ha dimostrato che esistono ancora uomini buoni>>. Ora proclamiamo eroe chi svolge il proprio lavoro (esempio: De Falco quando insistentemente ordinava al comandante Schettino di risalire a bordo). Vabbè, caro Angelo, questa è la vita. La tua frase: “In quel pozzo sono morto anch’io”, non risonò abbastanza forte per far comprendere ai media la tua disperazione ma in quel lontano 1981, a Vermicino, tutta l’Italia scese con te in quel maledetto buco. Lì, infondo a quell’angusta porta per l’inferno, il piccolo Alfredino Rampi chiedeva aiuto. Le tue lacrime, di chi aveva toccato quell’esile corpo e aveva cercato di sottrarlo alle lunghe dita della morte, bagnarono la cassa di legno bianco e gli applausi non furono solo per lui. Il tuo coraggio, l’altruismo e la depressione dovuta a quell’episodio ti stanno seguendo, ovunque, mentre la tua notorietà è stata divorata da quel pozzo assassino.

Onori a te <<Angelo di Alfredino>>.

(F.B)

1 Commento su Eroi dimenticati: l’Angelo di Alfredino

  1. Un articolo che apre di nuovo un argomento molto triste della cronaca di Roma e di come le persone buone vengono dimenticate facilmente, un articolo che tocca il cuore delle persone che ricordano la morte di Alfredino con tristezza .Ricordo benissimo quella vicenda essendo di Roma mi è capitato spesso di passare per Vermicino ..Pensa che nel 1997 rubarono la statua messa dai genitori in ricordo di Alfredino Rampi e la gettarono in una scarpata fra l' Appia e la Tuscolana…Tempo fa ho letto una intervista ad Angelo Licheri nella quale raccontava la sua malattia e la sua poverta', non per chiedere soldi ne per essere ricordato come eroe, ma per essere ricordato come un uomo buono.Questo suo articolo mette in evidenza come la televisione e i giornali dimentica gli "eroi" di tutti i giorni per lasciare spazio a personaggi che di bello non hanno nulla solo la capacita' di fare odiens.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche