Europa: disoccupazione al 9,5%

Politica

Europa: disoccupazione al 9,5%

A luglio, ci informa Eurostat, la disoccupazione nella nostra amata Unione Europea è salita al 9,5%.
I dato non stupisce e si sa che verrà superato nei prossimi mesi e pure in pieno 2010, il presunto anno dei piccoli miracoli.
Se il lavoro non c’è e anzi diminuisce, come si fa a parlare, con cognizione di causa, di una concreta e duratura ripresa?
Forse si pensa ancora a un’economia totalmente cartacea e virtuale; ma l’inganno l’abbiamo scoperto e non convenne mai porsi sullo stesso binario sospeso nel vuoto che ci ha già fatto precipitare.
Il quadro va completato con la spesa che deve essere affrontata dai vari governi per sostenere gli ammortizzatori sociali.
Non sarà agevole ridurre i deficit statali in queste dure condizioni.
A me pare, insomma, che occorra essere prudenti sul futuro prossimo e non giova lasciarsi ammaliare dalle solite sirene.

Disoccupati, cassintegrati, precari, lavoratori a termine e posti su un elastico che avanza e si ritrae come un pendolo, una parte notevole della società soffre senza colpa.

Potrà l’altra progredire, facendo come nulla fosse?
La crisi occorre superarla insieme, altrimenti torneremo presto nella bufera.
Da noi già riprende l’inflazione, fatta crescere soprattutto dai prezzi dei prodotti petroliferi, altrove, nel continente, rimane al palo.
Nelle cattive pratiche, ma guarda un po’, siamo sempre i primi.
Eppure l’economia è un’unica scatola dove tutti siamo compresi e il capitalismo richiede consumatori.
Se non si ha nulla, che si spende?
Credo manchi ancora la consapevolezza che, lasciando franare una parte della società, comprimendone un’altra, si mette in dubbio l’intero sistema.
Forse un poco di sensibilità sociale non guasterebbe, anzi…
E qui dovrebbero sorgere politiche nuove, non di solo sostegno, ma di autentica promozione del lavoro, quello buono, non speculativo.
Vedremo se i nostri governi ne avranno il coraggio e la capacità.

Sergio Tazzer, il ligure

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