Extrabanca, la banca per stranieri condannata per razzismo

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Extrabanca, la banca per stranieri condannata per razzismo

Vicenda paradossale, quella in cui è coinvolta Extrabanca, l’istituto bancario fondato nel 2010 con il preciso scopo di facilitare l’accesso al credito da parte degli immigrati.

Paradossale perché dal Tribunale di Milano è arrivata, a carico di Extrabanca, una condanna per razzismo.

Tutto nasce da Cheik Tidiane Gaye, dipendente senegalese che aveva denunciato alcuni dirigenti per avergli fatto intendere in modo molto chiaro che non avrebbe potuto pretendere di fare carriera a causa del colore della sua pelle. Qui arriva la prima sentenza del Tribunale di Milano, datata marzo 2012, che dava appieno ragione a Cheik Tidiane Gaye.

Nel frattempo, però, l’allora Presidente di Extrabanca, Otto Bitjoka, originario del Camerun, ascoltato il dipendente, si era mosso per conto proprio, denunciando i fatti al Consiglio di Amministrazione che, per tutta risposta, lo aveva rimosso dalla carica e allontanato.

Era il 2011. Adesso, dopo 3 anni circa, arriva la seconda sentenza del Tribunale di Milano, con la quale si riconoscono le ragioni di Otto Bitjoka, predisponendo “un risarcimento del danno non patrimoniale” (circa 80 mila euro) “connesso alla lesione dell’interesse a non subire discriminazioni per ragioni di razza o di origine etnica che affonda le radici morali e culturali, prima ancora che giuridiche, nelle norme fondamentali, articolo 2 e 3 della nostra Costituzione”.

Extrabanca è stata anche condannata a pubblicare una sintesi della sentenza sia sul proprio sito (per un anno), sia sui maggiori quotidiani nazionali.

A chiudere, arriva il duro commento dell’avvocato Strazzeri, legale di Bitjoka, che, in merito a Extrabanca, evidenzia che “nonostante le carte etiche e i valori che venivano propinati, il sostegno ai clienti stranieri era solo una copertura per prendere una fetta di mercato”.

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