Facebook accusato di atteggiamento discriminatorio dopo gli attentati di Parigi COMMENTA  

Facebook accusato di atteggiamento discriminatorio dopo gli attentati di Parigi COMMENTA  

Facebook accusato di atteggiamento discriminatorio dopo gli attentati di Parigi.
Facebook accusato di atteggiamento discriminatorio dopo gli attentati di Parigi.

Durante l’evento che ha colpito al cuore l’Europa lo scorso venerdì sera, la funzione Safety check messa a disposizione dal noto social network, è stata utilizzata da ben 4.1 milioni di persone, che hanno tempestivamente avvisato i loro contatti di stare bene e di essere al sicuro.

Tutto ciò ha fatto scoppiare non poche polemiche in rete proprio sul modo in cui Facebook ha utilizzato questo servizio. Infatti in molti si sono chiesti come mai un’app così utile che consente agli utenti di far sapere di essere vivi e al sicuro in situazioni tragiche, sia stata attivata per questi fatti e non anche per quello che ad esempio stava accadendo a Beirut, dove un’altro attacco terroristico faceva intanto altri 43 morti.


Lo stesso Zuckerberg è intervenuto per chiarire la situazione, “Ci prendiamo cura di tutti allo stesso modo” avrebbe dichiarato, spiegando che “Fino a ieri, la nostra policy era quella di attivare questo servizio solo per i disastri naturali. Ma poi abbiamo cambiato idea e abbiamo deciso di farlo funzionare anche per le tragedie umane”, sottolineando che il loro intento non era assolutamente quello di dare priorità a questa tragedia e sminuire altre più o meno gravi.


Il Safety check nasce nel 2011, quando dopo lo tzunami in Giappone, vedendo il movimento che si era creato in rete di gente che chiedeva aiuto e cercava soccorsi, ci si è resi conto dell’importanza della comunicazione rapida e temporanea in situazioni del genere. Dopo questo evento, il servizio in effetti si è mostrato sempre più utile durante i terremoti in Nepal e in Cile, ad esempio.


L’attentato a Parigi è stato il primo caso in cui il Safety Check è stato utilizzato per fatti che non riguardassero calamità naturali. A questo proposito è intervenuto anche il vice presidente del settore crescita di Facebook, Alex Schultz, affermando che “Nel caso di disastri naturali, applichiamo alcuni criteri che includono la vastità e l’impatto dell’evento. Quando una crisi è in corso, come una guerra o un’epidemia, Safety Check nelle sua forma attuale non è così utile per la gente, perché non esiste un momento preciso in cui l’evento inizia e si conclude e non è possibile sapere quando qualcuno è davvero al sicuro”.

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Schultz ha poi aggiunto che ci si è resi conto che durante la tragedia francese, Facebook era diventato un vero e proprio contenitore di informazioni, di richieste d’aiuto, attraverso il social si cercava di capire la situazione di parenti e amici, “Ci siamo consultati e abbiamo capito che c’era una necessità a cui potevamo fare fronte. Quindi abbiamo preso la decisione di provare ciò che non avevamo mai provato prima: attivare questo servizio per qualcosa di diverso rispetto ad un disastro naturale”, ha infine aggiunto.

Se l’atteggiamento in questione sia stato discriminatorio o meno a questo punto poco importa. Al momento l’unica cosa certa è che, se il tanto amato (e odiato) Facebook manterrà la parola data sulla questione, noi non vorremmo proprio saperlo.

Mai più.

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