Fauna selvatica europea a rischio, cambiamenti climatici già in atto COMMENTA  

Fauna selvatica europea a rischio, cambiamenti climatici già in atto COMMENTA  

Manca poco, anzi pochissimo, all’inizio della Conferenza Mondiale sul Clima, la COP21 che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre prossimi.

Di nuovo sarà la capitale francese ad essere al centro delle attenzioni di tutto il mondo, senza soluzione di continuità con i fatti tremendi dello scorso venerdì 13.

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Il tema principale della COP21 non sarà la minaccia del terrorismo, quella portata agli uomini da altri uomini e che potrebbe risolversi (per dirlo con voluta dabbenaggine) con una iper dose di fratellanza, ma quella del cambiamento climatico e dei relativi effetti sul pianeta.

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Innalzamento della temperatura, riscaldamento globale, modifica del clima, aumento del livello dei mari, stravolgimento delle regioni climatiche, fauna e flora incluse. Questi i temi su cui ci si dovrà confrontare a Parigi fra poco più di dieci giorni, quando ancora l’eco degli attentati sarà molto forte, ma non dovrà distrarre nessuno dall’affrontare in modo responsabile e sincero queste problematiche.

A ricordare l’urgenza dei temi della COP21 ci ha pensato la Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) che ha diffuso ieri un report sugli effetti dei cambiamenti climatici su diverse specie di volatili che popolano il territorio europeo.

Si scopre quindi che la popolazione di cormorani del Regno Unito potrebbe essere sterminata dal progredire di stagioni primaverili troppo piovose o ventose, che i bombi potrebbero vedersi privati del loro habitat naturale entro la fine di questo secolo, che le caratteristiche del plancton nel mare del Nord potrebbero cambiare, rendendolo un cibo meno adatto per le anguille, a loro volta cibo per i gabbiani.

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Esempi che illustrano, forse non in modo abbastanza diretto, il fatto più importante, e cioè che il condizionale, in tutti questi scenari, è ormai più un sintomo di prudenza che si vuole esprimere, se lo si vuole esprimere, piuttosto che una effettiva necessità. Perché ciò che di fondamentale dice il report della RSPB è che gli effetti del cambiamento climatico sono già in atto, gli scienziati li stanno già osservando, le cose stanno già cambiando.

Alzare le spalle pensando che ciò che accade ai cormorani non riguardi, o riguardi molto poco, gli esseri umani è l’atteggiamento che ha portato l’umanità fino a questo punto. È un errore, non ci sono altri termini, ed è un errore, a maggior ragione, proprio se non è chiaro quali siano le conseguenze, per l’uomo, dei danni causati ad un uccello marino il cui nome è ignoto ai più. Come ha detto Martin Harper, direttore di RSPB, “il cambiamento climatico è la più grande minaccia a lungo termine per le persone e per la fauna selvatica”. Il più grande di tutti, quello al quale occorre riservare la maggiore attenzione.

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