Il figlio di Escobar Juan Pablo: Totò Riina era il maestro di mio padre

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Il figlio di Escobar Juan Pablo: Totò Riina era il maestro di mio padre

Il figlio di Escobar Juan Pablo: Totò Riina era il maestro di mio padre
Il figlio di Escobar Juan Pablo: Totò Riina era il maestro di mio padre

L’erede del narcotrafficante si confessa e svela il vero volto del re della cocaina Escobar: “Mio padre ha imparato dalle stragi di Capaci e via d’Ameglio”

All’anagrafe è nato Juan Pablo Escobar, ma da anni si fa chiamare Sebastiàn Marroquìn. Vive sotto copertura in Argentina, è diventato architetto e si è sposato. Si tratta del figlio del re della cocaina Pablo Escobar.

Il figlio di Escobar Juan Pablo: Totò Riina era il maestro di mio padreDa quando è uscita in tutto il mondo la seconda stagione di “Narcos” – la serie tv di Netflix incentrata sulla vita criminale del narcotrafficante colombiano, il figlio maggiore si è esposto pubblicamente sottolineando tutte le incongruenze tra finzione e realtà. Avrebbe infatti detto che suo padre “è molto più crudele di quello che si vede nella serie”. Inoltre il figlio non è d’accordo con la ricostruzione che viene fatta nella serie tv della morte del padre che sarebbe avvenuta per mano degli agenti del «Blocco di Ricerca». Secondo Marroquìn, il padre si è ucciso sparandosi un colpo con la sua Sig Sauer, in cui teneva carichi 14 proiettili per i nemici e uno per sé.

Dopo Narcos, “mi scrivono giovani di tutto il mondo che mi dicono che vogliono diventare narcos e chiedono il mio aiuto per farlo”.

Questo per Marroquìn è inaccettabile. Per lui che ha abiurato la carriera criminale del padre e si è speso per chiedere scusa alle vittime delle efferatezze del genitore, come si vede nel documentario “Sins of my father”. Il lungometraggio girato nel 2009 vede come protagonista proprio Sebastian Marroquìn che gira la Colombia per incontrare i parenti delle persone che hanno perso la vita a causa di suo padre.

Nel 2014 pubblica il libro rivelazione “Pablo Escobar: Mi padre” in cui racconta di essere volato a Milano nel 1990 per assistere a una partita dei Mondiali di calcio. Secondo il figlio, il narcotrafficante Escobar non venne mai in Italia, ma guardò alle strategie criminali di Totò Riina con grande interesse e ammirazione. Le stragi di Capaci e di via d’Ameglio del 1992 lo avevavano illuminato sull’utilizzo ‘intelligente’ delle bombe che aveva cercato di replicare anche in Colombia.

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Pablo Escobar è stato accusato di oltre 4 mila omicidi e dalla rivista Forbes è stato nominato, all’apice del suo successo, settimo uomo più ricco del mondo, per il controllo dell’80% della cocaina del mondo e del 30% delle armi illecitamente circolanti.

Il figlio maggiore di Escobar, dopo la morte del padre avvenuta nel 1993, si è ricostruito una vita lontana dai riflettori e ha dovuto giurare al cartello avversario di Cali promettendo di stare alla larga dalla Colombia e dal traffico di droga.

Mio padre «era un uomo pieno di contraddizioni. Amava alla follia la sua famiglia.Trafficava droga, eppure mi sconsigliava di usarla, senza vietarmela perché conosceva gli effetti del proibizionismo sul mercato. Amava mia madre, ma la tradiva».

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