Filippo D'Asburgo "il Bello", il grande amore di Giovanna "la Pazza"
Filippo D’Asburgo “il Bello”, il grande amore di Giovanna “la Pazza”
Storia

Filippo D’Asburgo “il Bello”, il grande amore di Giovanna “la Pazza”

Filippo e Giovanna
Filippo e Giovanna

La storia di Giovanna di Castiglia è una delle più tristi del Medioevo. L'amore per il marito Filippo, la prigionia, le accuse di pazzia. Conosciamo meglio questo personaggio sfaccettato e modernissimo.

Raccontiamo brevemente la storia di Giovanna di Castiglia, detta “la pazza” e di suo marito Filippo D’Asburgo, che così profondamente ha segnato i destini delle corti europee nei secoli successivi.

Filippo e Giovanna

Filippo D’Asburgo è passato alla storia come “il Bello” e pare che lo fosse davvero. Slanciato, atletico, dal portamento elegante, occhi azzurri e lunghi capelli biondi. Di lui si innamorò perdutamente la principessa spagnola Giovanna, figlia di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Una donna dal destino triste, divenuta per tutti “la Pazza”, sebbene pazza non fosse affatto.

Anticonformista fin dalla giovinezza, la cosa suscitò sdegno nella corte spagnola, una delle più tradizionaliste del tempo. Giovanna divenne motivo di scandalo e vergogna in particolare per la madre Isabella di Castiglia, regina forte e cattolicissima. Venne sottoposta in quegli anni ad una rigida disciplina che tuttavia non piegò il suo animo insofferente.

Il matrimonio

Nel 1496 Filippo e Giovanna si sposano. Matrimonio dettato dalla necessità di alleanza tra due potenti regni, regala a entrambi iniziali anni di amore e passione. In dieci anni Giovanna avrà sei figli, tra cui il futuro Carlo V.

Già a distanza di qualche mese dalla celebrazione delle nozze però, Filippo perse l’iniziale interesse nei confronti della neo sposa. Cominciò, infatti, a tradirla ripetutamente persino con le domestiche di corte. Non può stupire quindi che la povera Giovanna si lasciasse andare a violente crisi di gelosia. Queste però finivano per infastidirlo e allontanarlo ancora di più.

Le trame politiche e la morte del marito

L’epiteto di “pazza” però ha poco a che vedere con i sentimenti privati. Giovanna,infatti, terza in linea di successione al trono di Castiglia, divenne l’erede diretta dopo la morte dei fratelli maggiori. Nel 1504, dopo la nomina a “Regina proprietaria” di Castiglia, al marito si estesero diversi titoli nobiliari. Questi però non gli permisero di governare direttamente o prendere decisione politiche, motivo per lui di immensa frustrazione.

Qualora la nuova regina fosse stata dichiarata pazza, la reggenza sarebbe passata al padre Ferdinando. L’ambizione di Filippo e Ferdinando furono la condanna di Giovanna, che, per ragioni politiche, venne estromessa dal potere. Il marito però ne usufruì ben poco in quanto morì dopo giorni di agonia nel 1506, per cause ancora oscure, malattia o avvelenamento.

La prigionia della pazza

Giovanna, la cui demenza venne amplificata dal padre Ferdinando che la attribuiva alla morte prematura del marito, venne rinchiusa nel castello di Tordesillas dove rimarrà per 46 anni. Da qui si alimentò la leggenda degli strani comportamenti di questa vedova inconsolabile. Impedì che il marito fosse subito seppellito, ma lo fece imbalsamare per tenerlo sempre vicino.

Anche quando la corona passò al figlio Carlo, la sua situazione non cambiò. Un governo della madre avrebbe avuto effetti di instabilità sul clero e sulla nobiltà. Avrebbe inoltre escluso lui e il gruppo di potere che alle sue spalle si stava arricchendo. Anche qui l’incapacità mentale di Giovanna continuava a fare comodo a molti. La politica del nipote fu la stessa del nonno e la povera Giovanna rimase prigioniera fino alla morte. La sua detenzione non si limitò all’isolamento, ma anche alla tortura e alla costrizione verso pratiche religiose, come la confessione e i sacramenti, che lei ostinatamente rifiutava.

La breve liberazione

Nel 1520, durante la rivolta del Comuneros, Giovanna venne liberata dai rivoltosi, ma si rifiutò sempre di firmare documenti che ne legittimassero l’azione, non mettendosi mai in aperto contrasto con il figlio.

Quando la rivolta fallì e i capi vennero giustiziati, Giovanna fu ricacciata in una prigionia ancora più dura e crudele della precedente, che la ridusse in uno stato bestiale. La morte la liberò finalmente nel 1555. Fu seppellita nella Cappella Reale di Granada, insieme al marito e ai re cattolici.

Pedina politica

Giovanna verrà usata come pedina politica dagli uomini più importanti della sua vita: il padre, il marito ed infine il figlio. La sua memoria verrà macchiata dall’ingiuria e dall’accusa di pazzia, che ancora le viene cucita addosso da fonti storiche successive.

Nonostante un percorso esistenziale da inserire nella sua epoca e nei meccanismi politici propri delle case regnanti del tardo medioevo, la sua vicenda rimane una delle più tragiche a noi note. Le lettere a noi arrivate denunciano un pensiero consapevole e doloroso di una donna vissuta in un’epoca troppo distante dalla sua reale sensibilità.

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