Finalmente si comincia a parlare di riduzione della spesa per armamenti

Economia

Finalmente si comincia a parlare di riduzione della spesa per armamenti

Finalmente, anche in Italia si può cominciare a parlare di un problema che sino a pochi giorni fa, sembrava tabù. Un paese indebitato come il nostro, con conti pubblici sull’orlo del collasso, non si può permettere spese militari come quelle che sostiene ormai da decenni. E il fronte di chi sostiene questa tesi, una volta confinata ai settori pacifisti della sinistra, oggi si allarga ad insospettabili sostenitori. Gli ultimi arrivati su questo fronte, sono alcuni parlamentari di Fli, i quali hanno rilanciato la tesi sostenuta da Antonio Di Pietro nel corso della discussione sulla manovra di aggiustamento dei conti pubblici: c’è la crisi, stop alle spese militari. Naturalmente, i motivi che hanno spinto i nuovi arrivati, sono di carattere economico e a farne le spese potrebbe essere il controverso acquisto di 131 caccia F35, che comporterebbe un esborso per lo Stato di oltre 120 milioni ad aereo, per un totale che ammonta ad oltre 15 miliardi, cioè l’equivalente di una manovra finanziaria, Per un paese ove non ci sono soldi per gli ammortizzatori sociali, e che ad ogni manovra taglia la spesa sociale, è un lusso ormai insostenibile.

E’ Enzo Raisi, parlamentare di Fli, ad ammettere il problema: “E’ giunto il momento di rompere un tabù, o almeno di rimetterlo in discussione. E’ quello degli sperperi in spese militari legate ancora al vecchio schema degli anni della guerra fredda. Ad esempio, il recente acquisto dei caccia F35, per un valore analogo a quello di una manovra finanziaria”. Lo stesso Raisi, aggunge, “il governo Monti dovrebbe riflettere e riaprire anche il capitolo della dismissione dell’enorme patrimonio di ex caserme e strutture abbandonati dalla difesa: si individuino procedure-lampo per immetterli sul mercato visto che quelle esistenti sono lunghissime e inefficaci”. Non si può non essere d’accordo con quanto sostenuto, visto che si parla di dismissioni del patrimonio pubblico per far cassa: quale miglior fonte di finanziamento dell’immenso patrimonio della Difesa, che ormai non serve a nulla? Del resto era stato lo stesso Ministro della Difesa, l’ammiraglio De Paola, ad ammettere che il settore della Difesa, come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi, è del tutto sovradimensionato e che in un momento in cui tutto il Paese è chiamato a sacrifici, anche il settore militare deve fare la sua parte.

Proprio questa ammissione, è stata ripresa da Nichi Vendola, su Twitter, in un messaggio che chiama in causa il ministro della Difesa, il quale aveva anche sostenuto che a tagliare i costi per le armi non ci pensava proprio: “Le Forze Armate sono sovradimensionate, costano troppo, ci sono troppi soldati e soprattutto troppi ufficiali e sottoufficiali: così più o meno il ministro Di Paola nel suo messaggio di fine anno. In tutto 180 mila militari, spese record, sprechi, inefficienze, privilegi ingiustificati. Ridurre e modernizzare il personale? L’idea del ministro è questa, insieme salvando, ovviamente, i sistemi d’arma, gli F35, la missione in Afghanistan. Tagliare da una parte per avere più risorse da destinare agli armamenti e alle missioni. Il rischio è questo. Da contrastare”. Per fortuna, a Vendola e Di Pietro sembra si stiano accodando in tanti, preoccupati dall’andamento di una crisi che non consente più gli sprechi del passato. E aerei come quelli di cui si parla, per un paese che, a norma di dettato costituzionale, non può fare guerre, ma al massimo opera di peacekeeping , rientrano a pieno titolo nell’elenco degli sprechi.

Tra i più clamorosi, per giunta.

Un caccia F35
Un caccia F35

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*