Finlandia, tagli sul lavoro per uscire dalla crisi

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Finlandia, tagli sul lavoro per uscire dalla crisi

Anche la Finlandia è in crisi.
Il paese che proprio non ci si aspetta, quello ricco, strenuo e severo difensore della politica economica dell’austerità si trova in una situazione che spiacevole è dire poco.


Da tre anni, infatti, il paese scandinavo vive di un’economia ferma, da molti ritenuta già in fase di recessione, dal punto di vista tecnico, e quindi guarda al prossimo futuro con una comprensibile apprensione.

In effetti, il Pil nazionale ha registrato cali preoccupanti, dell’1,4% nel 2012, dell’1,1% nel 2013 e dello 0,4% nel 2014.

L’esigenza di rilanciare la propria economia, producendo quel piccolo segno più di fronte ai tassi del Pil futuro, ha costretto il governo di Helsinki a una dura presa di posizione, figlia dell’intransigenza che non consente di mettere in discussione le ipotesi di partenza.

Nonostante infatti il diffuso risultato di provocare una stagnazione economica mai vista, l’austerità non ha ancora trovato (e non solo in Finlandia) una valida e solida alternativa, perciò, ai governi, almeno a quelli che non vogliano fare della rivoluzione il proprio credo, non resta che agire nell’unico settore in cui si ritiene possibile conseguire risultati certi, ovvero i tagli nel mondo del lavoro.

Il governo finlandese si è allineato in modo impeccabile a queste posizioni, annunciando consistenti tagli ai benefici dei lavoratori, a cominciare dalle “festività lunghe, specialmente nel settore pubblico”, che “saranno ridotte da 38 a 30 giorni lavorativi”, secondo quanto riporta una nota ufficiale emanata da Helsinki.
Non basta, però, perché la Finlandia ha anche stabilito di dimezzare le retribuzioni per il lavoro straordinario feriale e di ridurre del 25% quelle per il lavoro domenicale. Il primo giorno di malattia non sarà più pagato, così come diverse festività.
L’obiettivo, manco a dirlo, è di tagliare il costo unitario del lavoro, con una riduzione del 5%.
“Le misure” ha dichiarato Juha Sipila, primo ministro finlandese, “avranno effetto alla scadenza dell’attuale accordo collettivo di lavoro”.

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