Fiom si batte per la Carta rivendicativa

Roma

Fiom si batte per la Carta rivendicativa

Come sappiamo, la Fiom si è opposta all’accordo separato del 2012 che prevedeva il superamento dei contratti collettivi nazionali, consegnando di fatto alle aziende il totale controllo e la gestione unilaterale delle prestazioni lavorative. Il sindacato delle “tute blu” ha proposto in alternativa una strategia di ricostruzione contrattuale che si basi sui contenuti della Carta rivendicativa.

Per fare questo ovviamente bisognerà coinvolgere lavoratori e lavoratrici vittime del ricatto padronale, soprattutto nelle zone del Mezzogiorno dove garanzie e tutele sono spesso delle chimere e dove è un atto un processo di desertificazione industriale che sta ridefinendo, complice la crisi degli ultimi tempi, i caratteri già critici della “questione meridionale”.

Per anni la politica leghista ha voluto far credere che la regressione economica del Sud sia stata e sia tuttora figlia stessa dell’incapacità e della mancanza di volontà lavorativa di “terroni” cialtroni , ma se analizziamo i fatti scopriremo che le cose non stanno esattamente così.

Negli ultimi due anni, ben quattro manovre di bilancio del nostro Governo hanno sostanzialmente depresso l’economia, ma a pagarne di più le conseguenze sono stati i paesi del Mezzogiorno, dove il Pil ha subito un calo tre volte maggiore che nel centro-nord.

Per intenderci, negli ultimi cinque anni è come se il Sud fosse regredito di quindici.

Eppure il presidente Monti continua a infondere e diffondere dati positivi, relativi al superamento della crisi e alla crescita, dicendosi sicuro che il Pil calerà al massimo dello 0,3% : insomma pare che la fantomatica crisi che attanaglia i cittadini sia quasi il frutto di un’allucinazione collettiva.

La verità è che le cose non stanno esattamente così e che la crisi e la recessione stanno costringendo le aziende ad attuare una politica di “cannibalizzazione” in cui lavoratrici e i lavoratori , pur di non perdere il posto di lavoro, spesso cedono alle pressioni del padrone mettendosi contro gli uni con gli altri. Questo purtroppo è il risultato della cancellazione dei contratti nazionali, che di fatto escludono la presenza dei sindacati nelle aziende ( fatta eccezione per quelli collusi) , e dell’abolizione dell’art.18, che consente alle aziende di licenziare i lavoratori anche senza la giusta causa.

Ebbene, la Fiom ha proposto di riconquistare la Carta rivendicativa e di ripristinare i CCNL, rendendo inapplicabile l’intesa separata dello scorso 5 dicembre fra Fim, Uilm eFedermeccanica e a quanto pare la proposta ha avuto largo seguito durante le assemblee sindacali.

Ecco qualche dato parziale:

439 sono le aziende che hanno aderito, per un totale di 41.737 dipendenti. Alle assemblee hanno votato 22.871 lavoratrici e lavoratori, che rappresentano oltre il 56% degli aventi diritto. Di essi, ben 21.506 hanno risposto di sì alla proposta, rappresentando oltre il 94% dei votanti ma soprattutto più della metà dei dipendenti.

Insomma non ci resta che aspettare e augurarci che la lotta della Fiom sia da esempio e da faro per tutte le lotte sindacali e per i lavoratori di tutti i settori.

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