Flai Cgil evidenzia irregolarità lavoro agricolo in Puglia COMMENTA  

Flai Cgil evidenzia irregolarità lavoro agricolo in Puglia COMMENTA  

Flai Cgil evidenzia irregolarità lavoro agricolo in Puglia
Flai Cgil evidenzia irregolarità lavoro agricolo in Puglia

“Agricoltura e lavoro migrante in Puglia” mostra dati preoccupanti

Il report della Flai Cgil presentato stamane a Bari

Questa mattina a Bari, i dati relativi alle aziende agricole pugliesi, sono stati presentati nel report “Agricoltura e lavoro migrante in Puglia” elaborato dalla Flai Cgil, alla presenza del segretario generale del sindacato, Susanna Camusso.


I dati dicono che i braccianti assunti in Puglia nel 2014 sono oltre 180mila, un quinto dell’intero paese. Di questi, gli stranieri assunti registrati nella regione dall’Inps sono 40mila: una percentuale del 29%, contro una media italiana del 35,2. Un dato che celerebbe una percentuale di stranieri la cui presenza ‘sfugge’ dunque alle rilevazioni ufficiali. Di quelli registrati, i dati raccolti dicono di come la maggior parte sia composta da rumeni, albanesi e bulgari, mentre risulterebbe bassissima la presenza di braccianti di origini africane, cosa che non combacia con la realtà dei fatti e che fa comprendere come questi ultimi siano maggiormente esposti alle prestazioni lavorative irregolari. Altro fenomeno che risulta dai dati è quello del cosiddetto “lavoro grigio” ovvero la registrazione parziale delle giornate lavorative effettuate, in modo tale che il bracciante non raggiunga la soglia necessaria a conferirgli una successiva indennità di disoccupazione.


Per quanto riguarda invece i controlli effettuati dal Ministero del Lavoro in Puglia nel 2014, le verifiche effettuate dal Ministero in agricoltura sono state 1.818di cui circa la metà si sono concluse con irregolarità.

 Nel report della Flai Puglia si evidenzia inoltre il sistema di accoglienza dei lavoratori stranieri e in particolar modo il fenomeno dei ‘ghetti’, “veri e propri villaggi di fortuna auto costruiti, quasi sempre senza servizi fondamentali come acqua potabile o energia elettrica”, spesso ideati da mediatori e caporali, in quanto vi è l’interesse del sistema produttivo agricolo a stipare manodopera ricattabile in grandi quantità e in pochi luoghi, lontani dagli occhi delle comunità e indifferenti anche alle forze dell’ordine.

L'articolo prosegue subito dopo


 

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*