Foglio di via per Salvatore Barbera: militante di Greenpeace fermato il mese scorso COMMENTA  

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Il 6 dicembre scorso 8 attivisti di Greenpeace sono stati fermati dalla polizia per una azione davanti a Palazzo Chigi. Avevano aperto un grande striscione – “il clima cambia, la politica deve cambiare” – per chiedere al governo e al ministro dell’ambiente di presentarsi alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite, in svolgimento in quei giorni a Durban, con una posizione decisa per la salvaguardia del clima.

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A seguito della manifestazione, a Salvatore Barbera è stato consegnato un foglio di via obbligatorio che intima di non rientrare a Roma per i prossimi due anni. Sicuramente i vari fermi di polizia per le azioni fatte durante la campagna referendaria, che hanno ricevuto quest’anno i militanti di Greenpeace, magari avranno avuto un peso determinante sulla decisione presa dal questore.

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In ogni caso, è bene dire che questo tipo di provvedimento viene normalmente utilizzato per reati ben più gravi: basti pensare che è storicamente impiegato per chi è sospettato di prendere parte ad attività di stampo mafioso.


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Gli avvocati di Greenpeace hanno presentato immediatamente ricorso al TAR, ma ormai sono passati più di 40 giorni.
In una nota di Greenpeace, si può leggere tutta l’indignazione del caso: “Non possiamo accettare, come organizzazione che fa dell’attivismo la sua bandiera da 40 anni, che nel nostro paese manifestare per la salvaguardia del clima sia equiparato ad un delitto, o peggio ad un atto mafioso”.

Per qualsiasi informazione su questo caso Greenpeace ha aperto un nuovo sito:
banditidelclima.org

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